set 03

Sotto accusa le parole sul caso Bendin: “Non si faccia di tutta l’erba un fascio”

Badia Polesine -  II consigliere dì opposizione non ha gradito le dichiarazioni sul “vecchio gruppo di potere”

Tratto dalla Voce di Rovigo del 03/09/2009 di Davide Sarzi

barbieri BADIA POLESINE   Barbieri: Pronto a querelare il sindacoBadia Polesine – Giulio Barbieri (ex An, ora Pdl), consigliere di opposizione nel comune di Badia Polesine , non ha gradito le parole usate dal sindaco Gastone Fantato in un articolo apparso sulla Voce lo scorso 30 agosto, nel quale il primo cittadino dava una sua lettura circa la “questione Bendin” entrato a far parte sabato scorso della Lega Nord. “Non mi è assolutamente piaciuto un passaggio delle dichiarazioni – spiega Barbieri in cui il sindaco parla di un presunto ‘tintinnio di manette’ riferito al ‘vecchio gruppo di potere’ di Badia. Non posso lasciar passare in silenzio queste dichiarazioni in quanto nel ‘vecchio gruppo’ di amministratori c’era anche il sottoscritto”. L’ex assessore ai servizi sociali ritiene diffamatorio l’epiteto usato da Fantato: “Ho già sbagliato una volta quando alcuni mesi fa non ho portato avanti la querela contro il segretario provinciale della Lega, Antonello Contiero, che aveva parlato di ‘comitato d’affari’ in riferimento alla vecchia amministrazione. Perciò ho dato mandato allo studio legale di Federico Donegatti per vedere se ci sono i presupposti per una querela in difesa di quella che è la mia dignità politica”. Barbieri parla quindi di “delusione” nei confronti dell’azione fin qui portata avanti da Fantato: “Speravo che un sindaco di provenienza democristiana e moderata cercasse, in maniera intelligente ed usando comunque il ‘polso’ necessario, di stemperare gli animi pur cercando legittimamente di modificare le cose che a lui non sembrano corrette. Invece con questi comportamenti, vedi la ‘lettera ai badiesi’ e la diatriba con i vigili portata avanti in modo altezzoso, ha instaurato un clima di scontro perenne”. Ed è proprio sul tema della contesa fra sindaco e polizia locale che il consigliere lancia una maligna insinuazione: “Capisco che dietro a questo comporta-. mento ci siano alcuni commercianti che hanno fatto pressioni perché ritenevano che la presenza dei vigili facesse “fuggire” i clienti, ma tutta la questione si poteva gestire in maniera meno arrogante”. Barbieri si fa più conciliante quando toma a parlare della possibile querela, lasciando trasparire una soluzione più morbida. “Non posso tollerare che si faccia continuamente di tutta l’erba un fascio, se accuse ci devono essere, queste devono’essere mirate. Sono anche disposto a ritirare la querelaseli sindaco comincerà ad Operare per unire la città e non per dividerla. Questa mentalità di cercare sempre il malaffare o di pensare che dalla parte opposta ci sia sempre immoralità e malafede è il tipico comportamento giustizialista alla Di Pietro. Io, da uomo di destra, ancora di An e Finiano convinto, considero la politica come un servizio. Per me fare maggioranza o opposizione è la stessa cosa e continuerò sempre ad. essere al servizio di chi mi ha votato e dei miei concittadini”. Sul caso che ha tenuto banco negli ultimi giorni (il passaggio del forzista Bendin al Carroccio) Barbieri esprime tutto il suo stupore e perplessità, lanciando nel contempo un paio di frecciate : “Premesso che tutti possono cambiare le proprie idee, posso solo dire di essere rim a s t o sconcertato dalla notizia, come sconcertati sono rimasti mólti altri esponenti di An a Badia, compreso l’onorevole Belletti. Ho parlato molte volte con Bendin e non mi ha mai dato l’impressione che si sentisse così vicino a questi grandissimi valori della Lega. Anzi… Inoltre ho la sensazione che Iginio se ne sia andato anche per l’ostruzionismo di Renzo Marangon che, una volta ottenuta la vittoria alle regionali, avrebbe avuto l’occasione di riappacificarsi, ma non l’ha mai fatto e si è invece adoperato per chiudergli tutti i varchi all’interno del partito”.

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ago 30

Le Reazioni

Tratto dal Resto del Carlino di Rovigo del 30/08/2009

igino BADIA POLESINE   Bellotti: Che amarezza Marangon: Buona fortuna Fantato: La giunta è salda PRIMA lo ha lanciato’all’interno del suo stesso partito. Forza Italia poi, dopo la mossa di Bendin di candidarsi alle regionali, i rapporti si sono frantumati. E la frattura tra marangoniani e bendiniani non si è mai ricomposta del tutto. Ora Renzo Marangon accoglie la decisione di Bendin con molta diplomazia: «Immagino che la scelta che ha deciso di foresta stata meditata a lungo. Non posso che prendere atto di questo e quindi augurargli buona fortuna. \^sto che u confronto deve sempre d’Evenire tra idee, persone e programmi, vorrà dwe che si riconosce più nei loro programmi». Ma non potrebbe essere una mossa per avvicinarsi a un posto in Regione? «Credo che la Lega Nord ú risponde Marangon ú alle prossime regionali difficilmente avrà i voti per fare scattare il quorum». E’ comunque verosimile che Bendin si porti dietro una certa fetta di voti. E anche qualche amico badiese, come Rossi, Stefani, Aguzzerà e Ferreri. Quanto ad amici, la scelta di Bendin ha lasciato di sasso l’onorevole del Pai Luca Belletti. Che ha sempre sostenuto il badiese. «Per me è stato un fùlmine a del serenoúha detto Belhttiúsono personalmente amareggiato sia sul piano personale che politico, anche se penso che Bendin non abbia goduto di un particolare trattamento all’interno del Pai. Ma la sua scelta mi lascia una grande amarezza. Così come il fatto che questo passaggio politico mi sia toccato impararlo dai giornali»,Dipoche parole il coordinatore provinciale del Pai, Mauro Mainardi: «E’una decisione che rispetto come scelta politica personale. Gli auguro le miglior cose nel suo futuro». H sindaco di Badia, Castone Perniato, pare piuttosto tranquillo sul fatto che il ’salto’di Bendin in Lega rsn abbia strascichi sulla sua giunta: «Ho fatto una lino iscritto a nessunpartao. L’assessore e i due consiglieri leghisti e il segretario locale si dissociano in modo mollo netto, e la loro postane la capisco. Ma è una scelta della segreteria. E sull’amministrazione cio non avrà riflesso.

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lug 05

Tratto dal Corriere del Veneto del 05/07/2009 di Luigi Migliorini

Finalmente un politico polesano citato in un libro, tcrò se vi saranno «nuovi scenari». uscito da soli due mesi che è già un best seller (scritto da Sergio Rizzo, coautore con Gian Antonio Stella della «Casta») dal significativo titolo «Rapaci». Nel capitolo intitolato «La moltiplicazione delle poltrone», l’autore cita il palesano Mauro Mainardi che, come premio di consolazione per la mancata elezione a senatore, è stato nominato nel direttivo dell’Arcus Spa, ente – secondo Rizzo – inutile tanto che egli pone su tale società l’interrogativo: «Perche invece di chiuderla come sarebbe stato logico, i! Governo l’abbia voluto rilanciare con un consiglio d’amministrazione così politicizzato, è un dubbio più che legittimo». Commento ciò con l’assessore regionale Renzo Marangon, osservando che Mainardi non mi sembra un «rapace», ma semmai – se proprio si vuoi usare un’immagine ornitologica – una «gru». Renzo perplesso, obietta che da quando Mauro, prima delle elezioni Ostato designato coordinatore provinciale del Pdl, Io stesso ha scelto una «corte dei miracoli» (Marangon ha usato questa espressione più volte in interviste a vari quotidiani) di collaboratori, con cui tentare di eliminare tutta la c.d. vecchia guardia di Forza Italia. Di rimando ricordo a Marangon che coloro che, secondo lui, costituiscono la «corte dei miracoli», sono le stesse persone che gli hanno dato un aiuto determinante per battere, di stretta misura alle ultime regionali, Iginio Bendin. Sull’onda del «chi è senza peccato, scagli la prima pietra», Renzo in un certo senso mi rinf accia la cena segreta a tré Cioncarlo Galan – Renzo Marangon – Luigi Migliorini (chissà cosa c’entravo io che non sono mai stato ne di Forza Italia, ne del Pdl, in quanto allergico al culto della personalità). In effetti in quell’occasione Galan manifestò le sue perplessità per la ricon.ferma di Mario Borgatti a coordinatore provinciale di Forza Italia, nonostante che Mario avesse dalla parte sua 80% dei delegati, io proposi allora una soluzione «transattiva» che .fu accolta: Borgatti coordinatore, con Mauro Mainardi presidente provinciale, nonostante avesse con sé solo il 20% dei delegati. Poi, ad un pranzo successivo, sebbene l’attuale sindaco di Pòrto Viro Pupy Gennari ed il coordinatore dei giovani del Pdl Alessandro Duo fungessero da «pompieri» è scoppiata tra me e Marangon la guerra ed ora dopo mesi… l’improvvisa pacificazione. Perché? Potrei rispondere che la mia volubilità, .figlia della libertà senza condizionamenti, mi consente qualche «piroetta sul ghiaccio» della c.d. seconda repubblica, ma forse non è proprio così perché è giunto il momento che chi si è conquistato «sul campo» ampi consensi (come Marangon) meriti maggior attenzione di chi vive di luce riflessa: comunque visto che io e Renzo martedì sera avremo un incontro.

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giu 30

Rossini replica al coordinatore: “Visione miope”

Tratto dalla Voce di Rovigo del 30/06/2009 di  Alessandro Garbo

ROVIGO – Prosegue la. polemica a distanza tra il gruppo marangoniano e Mainardi. Dopo le dichiarazióni del coordinatore, arriva l’attacco firmato Antonio Rossini. Non si placano dunque i toni di questa lotta intema al Pdl. “Mainardi sta agendo contro le finalità costituenti del Pdl volute da Berlusconi esordisce Rossini – in quanto il coordinatore non rappresenta minimamente lo spirito di aggregazione e coinvolgimento”. L’ex dirigente provinciale di Forza Italia, ideologicamente appoggiato da Marangon in questo intervento, dichiara: “Mainardi ha deliberatamente escluso la maggioranza marangoniana, composta da persone capaci che non vedono la politica come un mero mezzo”. Rossini non risparmia proprio nulla a Mainardi: “II fatto che egli si consideri espressione di un mandato illimitato è la diretta espressione di chi è stato nominato dall’alto, una nomina priva di- alcun senso legittimo e democratico”. “Questa sonora e netta sconfitta elettorale, in un momento storico dove era impossibile perdere, – prosegue amareggiato Rossini va analizzata con un unico dato, il risultato della condotta del coordinatore, e in questo caso è un verdetto amaro”. L’ex dirigente snocciola alcuni dati. “Nelle provinciali, il Pdl ha avuto solo il 26,82%, rispetto al 32,81% delle europee. Quest’ultimo dato è solo un’ espressione della politica nazionale e intemazionale del partito”. Rossini manifesta qualche perplessità su una sconfitta definita da più parti “storica”: “Questa sconfitta non è storia, come fa piacere a Mainardi, -affonda l’ex dirigente – ma rappresenta» l’attualità e il futuro della Provincia, consegnata alla sinistra”. La colpa di tutto ciò, secondo Rossini, risiede “nella visione miope del coordinatore, visto che il suo criterilò principale nelle candidature dejF collegi non era lo slogan aria nuova, ma quella di non far candidare persone che potevano avere contatti diretti con Marangon. Il monito conclusivo è ancora rivoltò .a Mainardi e profuma di un attacco sanguigno. “Guardati attorno, ti accorgerai di essere attorniato da variegati volti della Prima repubblica, che hanno avuto tessere di diversi partiti anche con rappresentanza nell’estrema sinistra. Persone che hanno fatto della politica il loto mestiere – affonda Rossini – alle quali erano destinate le maggior cariche in caso di vittoria”. La spaccatura da probabile si sta trasformando! in una vera e propria rottura. La diatriba Mainardi – Marangon si sta allargando a macchia d’oliò, coinvolgendo in una sorta di tutti contro tutti gli “amici” di Mauro Mainardi e gli” amici” di Renzo Marangon.

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giu 29

MAURO MAINARDI L’intervento “Quali sono i risultati della sua lunga attività?

Tratto dalla Voce di Rovigo del 29/06/2009

ROVIGO – “Non capisco perché si vuole ancora tenere in piedi il teatrino della politica”. Così Mauro Mainarci!, coordinatore provinciale del Pdl, commenta l’usata di Renzo Marangon che aveva criticato i vertici polesani del partito per la gestione della campagna elettorale per le elezioni provinciali. La situazione in casa Pdl, quindi, continua ad essere effervescente, Mainardi risponde piccato all’assessore regionale: “Mi aspetterei un atteggiamento diverso da chi è da tanti anni in politica. Credo poi che il bilancio della sua attività politica per il Polesine sia in negativo. Mi pare sia più quello che ha ricevuto dalla sua attività che quello che ha realmente prodotto per il nostro territorio. Quali sono i grandi risultati che ha ottenuto per i cittadini polesani? Sfido a dimostrarli, sono pronto a ricredermi, ma non sarà così”. A Mainardi non è piaciuto il fatto he che “si porti così tanto rancore, in questo momento Marangon ha la mia disistima, lui cerca vendette, parla di nemici, sono atteggiamenti che non fanno parte del mio Dna”. Il numero uno provinciale del partito nega che all’intono del Pdl possano nascere correnti: “Nel partito c’è solo la linea di Silvio Berlusconi e a livello regionale quella di Giancarlo Calan, Nicolo Ghedini, Alberto Giorgetti. Altre considerazioni sono solo dirette a voler dimostrare che si ha ragione anche quando si ha torto”.

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giu 29

Dopo la sconfitta in Provincia Pdl, la notte dei lunghi coltelli

Tratto dal Corriere del Veneto del 29/96/2009

ROVIGO Tra l’assessore regionale all’Urbanistica Renzo Marangon e i dirigenti rodigini della Pdl i ferri oramai sono cortissimi. Lo strascico della perdita di palazzo Celio al secondo turno, dopo aver sfiorato il successo al primo turno, porta a galla rancori politici – e a questo punto anche personali – mai sopiti. Marangon, che riferendosi ai vertici cittadini del Pdl aveva parlato di «piccola corte dei miracoli» e definito il coordinatore Mauro Mainardi e il suo vice Luca Belletti «interessati solo a un regolamento di conti intemo», sostiene di esser stato emarginato nell’ultima campagna: «Avessi avuto io le redini – afferma – avremmo vinto al primo turno con il 55 per cento dei voti». A dir poco stizzita la replica della cosiddetta «corte dei miracoli». Ovvero Andrea Bimbattì, Nello Piscopo, Aldo Guamieri, Plavio Mancin, Matteo Zangirolami e Giuseppe Scaramozzino. «Al di là delle offese che ci vengono indirizzate affermano – siamo solo persone che collaborano con i coordinatori. Se Marangon riuscisse ad analizzare l’ultimo dato elettorale con tranquillità, quella che oramai ha perso da troppo tempo, troverebbe che il Pdl polesano del coordinatore Mainardi e del vice Belletti, al primo turno ha raggiunto un risultato che lo vede al primo posto tra le province venete». E se l’assessore regionale all’Urbanistica parla di «fortuna» per le vittorie del centrodestra in centri come Lendinara, Porto Viro o Castelmassa, i sei invece gli rinfacciano di essere la causa della sconfitta a Badia: <<n terrorismo politico dell’emarginazione, del quale siamo accusati dall’assessore, ha di fatto poi consentito la caduta del Comune altopolesano con le conseguenze che tutti sanno e che come artefice porta il suo nome e cognome: il suo», Durissimo l’invito rivolto a Marangon dai sei rodigini: «Se non si riconosce più nel partito che gli consente oggi di essere assessore regionale può sempre cambiare aria.

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giu 27

L’assessore: «Era il candidato sbagliato»

Tratto dal Resto del Carlino del 27/06/2009

 CONSIGLIO al segretario provinciale della Lega di prendere un mese di ferie, di raffreddare il cervello e pensare bene prima di parlare. Sono pronto anche ad un confronto pubblico con lui. Sa benissimo come sono avvenute le trattative per scegliere il candidato», \^\ Renzo Macangon-decide dnusoce allo scopertosedi-difcaclersi. Lo fa: con una eonfeHZàstt(Hapanel;cerso della quale spedisce al mittente le accuse di «franco tiratore» e di aver architettato un complotto per far perdere Contiero. «Se fossi in grado di spostare 30mila voti (quelli persi fra il primo turno e il ballottaggio dal leghista) sarei un fenomeno. Faccio politica con passione e sono sempre stato positivo. Le possibilità per vincere al primo turno c’erano, ma Contiero non era il candidato idoneo. Quando si perde si cercano sempre dei capri espiatori, ma accusare me è una corbelleria». Brucia ancora la sconfitta del Pdl in Provincia. Una sconfitta secondo Marangon annunciata: «Contiero non rappresentava la sintesi di un ragionamento politico». Ed è per questo che l’assessore regionale individua i veri responsabili della disfatta nei vertici provinciali del Pdl: «Una classe dirigente priva di tegìttiiriità pcjpólare. E questi sono i risultati. ®aa classe dirigente che haiattuato un véro e proprio regolamento di conti sei confronti miei e di Mario Borgatti. E cioè di quella parte n’on elitaria del partito, ma autentica espressione di quelle famiglie che hanno fattogrande il Polesine». Inutile nascondere che bersaglio di Marangon sono il coordinatore nrovinciale del Pdl. Mauro Mai- nardi e il suo vice. Luca Bellotti: «due autoreferenziati che si guardano allo specchio». «Mainardi e la sua piccola corte dei miracoli ú dice Marangon ú volevano far fuori gli amici di Marangon e Borgatti, meno male che entrambi hanno fatto pochi danni nei Comuni (vedi Castelmassa, Castelnuovò, Bergantino, ecc.). La sconfitta alle provinciali rappresenta il fallimento di questa classe dirigente. E’ una vergogna, visto anche il potenziale che aveva a disposizióne. Si poteva vincere al primo turno, tranquillamente». Marangon è un fiume in piena: «E’ stata una campagna elettorale fredda, senza idee, senza il coinvolgimento delle persone. Non si possono vincere le elezioni con gli slogan, bisogna credere in un programma. Ai comizi di Contiero la gente fuggiva terrorizzata. E gli errori si pagano». Ma non restano solo macerie attorno al Pdl polesano: «Presto sorgerà un’associazione politico-cultuale con lo scopo di inségna- ó-se a fare politica, per selezionare la classe dirigente. Il rispetto delle persone si guadagna sul campo. Non perché si è nominati dall alto. Per questo prevedo una nuova stagione fatta di politica e confronti, non di politicume. Bisogna smetterla con lo spontaneismo personale dei dirigenti, non ci si può improvvisare tali». A chi gli domanda se la sconfitta del Pdl alle provinciali influirà sulla sua possibile ricandidatu- regionale, Marangon -risponde: «Non sono io che decido, Messuno è sicuro, ma non ho motivo di pensare òhe non sarà così. Credo che a temere per questa sconfitta debba essere qualcun altro».

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giu 27

L’assessore: “Contiero? Programma inesistente”

Tratto dalla Voce di Rovigo del 27/06/2009

 ROVIGO – E adesso la frattura sembra davvero insanabile. L’assessore regionale Renzo Marangon, interrotto il silenzio stampa degli ultimi giorni, sintetizza in tré punti la sconfitta del Pdl. Parole dure. al vetriolo, che non risparmiano i vertici e il candidato Contiero. Nel mirino finiscono il coordinatore Mauro Mainardi e il suo vice Luca Belletti. L’emarginazione della classe dirigente marangoniana, una campagna elettorale condotta malamente, gli scopi dell’improvvisata classe dirigente: ecco i motivi che fanno letteralmente infuriare Renzo Marangon. E’ un attacco senza peli sulla lingua, quello dell’assessore: “Siamo stati totalmente esclusi e ignorati nella composizione delle liste, senza il minimo coinvolgimento nella campagna elettorale”, inizia la reprimenda nei confronti di Mainardi e Belletti. “La nostra presenza è sempre stata vista con diffidenza dalla famosa corte dei miracoli”, spiega l’assessore. Se le premesse erano positive, non si è rivelato altrettanto favorevole il responso delle urne come afferma Marangon: “Non si respirava un clima del genere dal 2001; il vento spirava forte e si poteva vincere al primo turno con un margine considerevole”. Marangon lo ripete, tra convinzione e provocazione, più volte nel corso della conferenza: “Se avessimo guidato noi la campagna elettorale, già al primo turno un 55% era assicurato”. Le cause della debacle vengono presto svelate dall’assessore. “La politica è fatta di programmi e obiettivi, mentre nel centrodestra esistono due vedute differenti”. Marangon separa le due visioni politiche: “C’è la corrente elitaria composta da nomine e slogan, contrapposta alla nostra parte, caratterizzata da un solido e popolare radicamento sul territorio”. Ecco l’ennesima bacchettata: “Non siamo quelli delle ‘feste ad Albarella”. Insomma, Marangon e i suoi sostengono di essere stati i veri obiettivi di una strategia particolare. “Il problema vero è che Mainardi e Belletti hanno esercitato il loro piccolo potere contro gli amici di Marangon e Borgattì per un semplice regolamento di conti interni”. “L’unica provincia rimasta al Pd, è una vergogna t’aver gettato al vento una simile opportunità. Per vincere occorrono carica e motivazioni, con un progetto serio che valorizzi il Polesine. Non coinvolgerci è stato un peccato mortale”. Arrivano le solite punzecchiature rivolte a Contiero, affermando che “la gente fuggiva ai comizi elettorali “. Ciò che preme maggiormente all’assessore è aver sprecato un’opportunità unica, costituendo una filiera unitaria assieme a Regione e.Governo. Lo sfogo più piccato di Marangon giunge al cuore nevralgico del partito: “II potenziale era davvero alto, abbiamo assistito, invece, al fallimento epocale di questa classe dirigente”. In quanto all’accusa emersa dopo la prima ondata elettorale, Marangon replica così: “Mi hanno accusato di essere un franco tiratore: tutto ciò è una corbelleria, una banale sdocchezza”. Con la proverbiale ironia, l’assessore aggiunge: “Sa,rei stato un fenomeno politico se avessi spostato addirittura 3pmila voti”. L’attenzione si sposta sulle accuse mosse da Contiero a Marangon: “Sono disponibile a un confronto pubblico, e visto che lui ha avuto la dabbenaggine di citarmi gli consiglio di prendersi un mese di ferie, adatto per raffreddarsi il cervello”. Parole veramente al veleno, che probabilmente accenderanno l’ennesimo botta e risposta. “E’ stata una campagna elettorale condotta in toni freddissimi – prosegue – il voto è una sintesi di programmi e intenzioni, un progetto trasdnante e costruttivo che non è assolutamente emerso”. Marangon trae l’amara conclusione: “In tale modo, l’elettorato non si è rispecchiato nella candidatura, preferendo scelte diverse”. Quale futuro per il gruppo marangoniano? L’assessore indica la strada da seguire: “Alfabetizzeremo l’elettorato, daremo vita a una nuova associazione culturale, perché il rispetto e il voto delle persone si guadagnano sul campo”.

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giu 27

Il leghista amareggiato non ne vuole più sapere del Pdl

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 27/06/2009

Sconfitto dalla vecchia politica. Caduto a un passo dal successo per colpa dello sgambetto di chi non vuole il rinnovamento. I responsabili? «Ex democristiani, pensionati della politica, che però non sarebbero di Rovigo ma addirittura di Padova». L’analisi della débàcle al ballotaggio che fa il candidato perdente Antonello Contiero sarà pure di parte ma indica responsabilità precise. Tuttavia, dopo le dichiarazioni di 48 ore fa in cui il leader leghista puntava l’indice contro ben individuabili responsabili all’interno e intomo al Pdl di estrazione ex democristiana – tanto che l’assessore Renzo Marangon si è sentito direttamente preso in causa e ha reagito nel modo che si legge a fianco ieri il segretario del Carroccio polesano ha corretto leggermente il tiro. Smentisce di aver fatto il nome di Marangon e dichiara di non voler mettere lingua sulla beghe che stanno lacerando il Popolo delle libertà. «Sono questioni che non mi riguardano – precisa -. Di Marangon non voglio parlare. Ognuno si faccia le analisi del voto a casa propria. Martedì prossimo farò una conferenza stampa in cui illustrerò quanto accaduto in questa tornata elettorale e che avrà valore di pietra tombale su tutta la vincenda. Poi, chiuso. Non se ne deve più parlare». Eppure basta un accenno e Contiero ritoma sulla scena del dramma senza sottrarsi. «Ma mi volete spiegare perché a Belluno o Venezia vincono i candidati della Lega con il 45 per cento al primo turno e io che avevo il 49 ho perso contro chi aveva il 35 per cento? C’è stato o no qualcosa di strano? Oppure sono stati i leghisti a votare la Virgili?». Contiero insomma individuerebbe in una manovra trasversale messa in atto da ambiti ristretti che gravitano a margine della politica attiva, la causa ultima dell’andamento per lo meno anomalo del ballottaggio. Si parla di incontri a Monselice tra ex democristiani per bloccare il rinnovamento che la Lega vuole imporre alla politica regionale e locale. Lui, quindi, altro non sarebbe che la vittima di una sorta di conservatorismo intemo al partito degli alleati pidielmii. Lotte intestine guidate da logiche personalistiche o al massimo per gruppi ristretti. «Posso solo dire che se le cose stanno così, abbiamo imparato la lezione. Stiano pur certi che non ci faremo sorprendere una seconda volta – sbotta il segretario leghista – Meglio soli che male accompagnati. Noi andiamo dritti per la nostra strada con i nostri valori e le nostre idee. Tra due anni si voterà per il Comune di Rovigo. E lì ci presenteremo da soli. Così si saprà chiaramente verso quale obiettivo si punta».

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giu 27

L’assessore regionale analizza il ballottaggio per la Provincia e denuncia: «Feste ad Albarello invece di contattare la gente» 

 Marangon durissimo con i vertici del Pdl: «Mainardi e Bellotti volevano un regolamento di conti»

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 27/06/2009

Solo la vittoria avrebbe suturato lo strappo. La conquista della Provincia, sommata alla sequela di Comuni grandi e piccoli accaparrati, avrebbe smorzato le polemiche privando gli attuali vertici del Pdl polesano di un alibi per castigarlo e lui di un motivo per delegittimare definitivamente chi lo ha accusato di tradimento e combine. Invece il verdetto delle urne è stato implacabile, ed ora a Renzo Marangon – il franco tiratore, secondo il coordinatore del Pdl Mauro Mainardi, o il doppiogiochista a parere del candidato trombato Antonello Contiero (anche se il leghista ieri ha smentito di essersi riferito a lui, come si legge nell’articolo a fianco) – non resta che mostrare i muscoli, estrarre gli artigli, digrignare i denti. Lo fa alla sua maniera miscelando sarcasmo e stilettate. Confessa di aver vissuto, dal momento della sentenza elettorale avversa a Contiero, cinque giorni di serio imbarazzo. Esordisce parlando dell’emarginazione subita da lui e «da chi ha governato benissimo Forza Italia». Si sofferma sulla conduzione della campagna elettorale e sui veri scopi della classe dirigente che guida il Pdl polesano. «Ci hanno ignorato, escluso, mai coinvolto spiega Marangon -. Addirittura la nostra presenza è stata vista con fastidio dai coordinatori e dalla piccola corte dei miracoli che li attornia. Se avessi gestito io questa campagna elettorale avremmo vinto al primo turno con il 55 per cento dei voti». L’analisi della sconfitta mette sulla graticola i vertici del centrodestra. «Avete visto materiale consegnato ai cittadini? Forza Italia contava oltre quattromila iscritti. Quale mobilitazione credete ci sia stata? La Strategia deiremaremazione non poteva che provocare questo risultato. Quanto al profilo politico, si dovrebbero portare in campo programmi, obiettivi e modus operandi. Invece si è scontrata una concezione elitaria e autoreferenziale di intendere la politica con il nostro radicamento sul territorio che si interfacciarsi sempre con l’elettorato. Si sono preferite le feste ad Albarella e un approccio borghese con l’elettorato, invece di intercettare il voto moderato e cattolico, le esigenze delle famiglie e di chi lavora e ha fatto grande questa provincia a dispetto delle lentezze del centrosinistra». Insomma Mainardi e Belletti, secondo Marangon, andrebbero processati. «Avevano in mente un regolamento di conti interno. E per fortuna loro che il Pdl si è assicurato comuni importanti come Lendinara, Porto Viro o Castelmassa». Marangon ne ha anche per Contiero che lo ha accusato di aver avuto contatti sospetti con il segretario provinciale del Partito democratico Gabriele Fugato. «Che fosse il candidato meno idoneo a vincere lo sapeva anche lui. Glielo avevamo detto in faccia prima della nomina di Mainardi a coordinatore. Adesso il gioco dell’ipocrisia è particolarmente gettonato ma in un contesto territoriale che ha estrema necessità di crescere, non si fa campagna elettorale senza idee. Non si vince ripetendo banali slogan di altri. La filiera govemo-regione era ideale, invece Contiero si’è esibito in comizi terrorizzanti. La gente se ne andava dalle piazze. È stato un fallimento epocale e senza appello: una vergogna. Questa classe dirigente accattona con due autoreferenziati che si danno ragione davanti allo specchio, deve prendersi la propria responsabilità. Quanto alle accuse di Contiero, gli consiglio un mese di ferie e tanta camomilla. Raffreddi il cervello e se vuole un confronto pubblico con me, sono pronto». Da ultimo l’annuncio: «Inaugureremo a giorni un’associazione di alfabetizzazione politica». Aperta a tutti? «Certo, anche alla Lega. Che ne ha una sua ma che non funziona bene».

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