Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 17/06/2009 di Paolo Aguzzoni
Fantato l’aveva promesso in campagna elettorale, u declassamento è già affisso all’albo Primo atto del sindaco, punito Bendin Non è più il capo del settore tecnico comunale. Unici dirigenti Tiengo e Patergnani Iginio Bendin non è più il capo settore tecnico del comune di Badia Polesine. Da candidato sindaco Castone Fantato lo aveva detto più volte durante la campagna elettorale che per Bendin, nel caso avesse vinto vinto, sarebbe arrivato un ridimensionamento delle funzioni. E così è stato con una celerilà degna di nota: Fantato ha vinto e ha dato subito corso a quanto aveva promesso. Finisce così anche il ruolo politico di Bendin che da capo settore tecnico aveva assunto un potere mai verificatosi nella storia del comune di Badia Polesine sottolineato negativamente anche in uno degli ultimi consigli comunali dall’allora capogruppo di Fi Giovanni ora assessore ai Lavori Pubblici. All’Albo pretorio comunale dal 15 giugno, quindi una settimana dopo la vittoria elettora- adesso apre un confronto che si preannuncia duro fra il sindaco Fantato e lo stesso Bendin che potrebbe non accettare un ridimensionamento così rilevante delle sue funzioni e quindi anche del suo ruolo nella vita amministrativa del Comune. Se si tiene conto che dal primo ottobre Tiengo lascerà l’incarico per raggiunti limiti di età si comprende benissimo che si stanno per aprire nuovi scenari a partire proprio dal direttore generale che Fantato dovrà scegliersi e nominare nei prossimi mesi. Paolo Aguzzoni le di «Rinasce Badia», ci sono i primi due atti ufficiali di Fantato. Le funzioni dirigenziali sono affidate solo a due persone: al direttore generale Tiengo e al vice segretario generale Andrea Patergnani, quindi sono state azzerate le altre figure apicali. Il fatto più rilevante riguarda proprio Bendin che pur non essendo citato vede le sue funzioni passate in toto a Patergnani che oltre agli incarichi che già aveva diventa responsabile del Settore Tecnico e cioè: Urbanistica, Edilizia, Ecologia, Ambiente, Lavori Pubblici, Progettazione, Servizi manutentivi e Protezione civile. Una vera rivoluzione che adesso apre un confronto che si preannuncia duro tra il sindaco Fantato e lo stesso Bendini che potrebbe non accettare un ridimensionamento cosi rilevante delle sue funzioni e del suo ruolo nella vita amministrativa del comune. Se si tiene conto che dal 1 Ottobre Tiengo lascierà l’incarico per soppragiunti limiti di età si comprende benissimo che si stanno aprendo nuovi scenari a partire proprio dal direttore generale che Fantato dovrà scegliersi e nominare nei prossimi mesi.
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J’accuse del vicesindaco Rigobello
Tratto dal Resto del Carlino del 29/03/2009 di Cristiano Bendin
DA SIGNORE prestato alla politica, quale egli è, ha sempre evitato le polemiche. Ora che l’amministrazione di cui è stato vicesindaco per cinque anni è caduta, Paolo Rigobello (ex An) ha deciso di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. «‘La vendetta è un piatto che si gusta freddo’ — esordisce — è un proverbio che sembra adattarsi perfettamente a quanto ultimamente accaduto nel Comune di Badia». Per spiegarsi Rigobello parte da lontano, cioè da quel maggio 2005 in cui si votò pe le regionali e in cui, a Badia, iniziò a spargersi il virus figlio della contrapposizione tra Renzo Marangon e Iginio Bendin. «Fu una lotta senza esclusione di colpi — ricorda Rigobello — nella quale il consigliere regionale si dovette impegnare oltremisura, cercando alleanze a destra e a manca, come quella con gli ex liberali, fuoriusciti dalla lista comunale nella quale erano stati eletti e in piena rottura con l’allora carismatico responsabile Giorgio Cicogna, risultando alla fine vincitore per una manciata di voti». Quella «lotta», è noto, si concluse con l’affermazione di Marangon e con un risultato importante per FI che raggiunse le quindicimila preferenze. «Invece di stemperare gli animi e cercare di ricompattare una coalizione di centro-destra che alle elezioni comunali dell’anno prima aveva vinto col 50% dei voti — è l’accusa di Rigobello — Marangon ha fatto prevalere la logica della volontà distruttiva degli avversari politici, rivolta specialmente a quelli appartenenti a FI che avevano appoggiato il candidato avversario. Da allora si è innescato un meccanismo subdolo, fatto di ripicche, di richieste di dimissioni ad assessori ed amministratori, di rallentamenti allo sviluppo della città (leggasi PAT) , fino alla richiesta di marzo di quest’anno da parte del gruppo consigliare di FI, avvalorata dallo stesso marangon, delle dimissioni di uno dei pochi sindaci di FI, dopo che al mattino stesso erano state ventilate ipotesi completamente diverse, ma che avrebbero dovuto essere sottoposte al vaglio dell’assessore regionale». Rigobello critica l’operato del gruppo consiliare di Fi (i marangoniani) e aggiunge rammaricato: «A chi giova o gioverà tale situazione a pochi mesi dalle elezioni di giugno, con la nascita del Pdl: commissariare un Comune per motivi di rivincita personale ? Appare ai più una vera follia». Per l’ex vicesindaco «sarà difficile, pur con gli input che arrivano dalle segreterie provinciali e regionali, pensare di poter facilmente far nascere il PDL a Badia». Infine l’addio alla politica: «Si conclude amaramente una esperienza amministrativa decennale che, se da una lato, mi ha arricchito culturalmente e amministrativamente, dall’altro è da considerarsi una profonda delusione».
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La segreteria comunale cambia versione, scade oggi il periodo previsto per ritirare le dimissioni verbali
Il sindaco in una sorta di “accanimento terapeutico” sta cercando ancora di ritrovare la maggioranza
Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 25 Marzo 2009 di Paolo Aguzzoni 
Oggi salvo il verificarsi dell’imprevedibile, è l’ultimo giorno di Paolo Meneghin da sindaco di Badia Polesine. La scorsa settimana, dopo una verifica alla segreteria comunale, ci era stato detto che i venti giorni, entro i quali Meneghin poteva recedere dalle dimissioni date verbalmente al consiglio comunale la sera del 5 marzo, iniziavano contando proprio il 5 marzo e quindi scadevano il 24 marzo. Ieri mattina, verificando se Meneghin avesse ritirato le dimissioni con tanto di lettera protocollata, la stessa segreteria ha cambiato versione. Scadono oggi, 25 marzo. Un giorno in più di “accanimento terapeutico” non dovrebbe cambiare nulla. Lunedi sera c’è stato un nuovo incontro dei fedelissimi di Meneghin, ormai in minoranza, con la delegazione dell’Udc che ha confermato il no al sostegno vista anche l’assenza del gruppo “marangoniano”di Fi non invitato. Quindi niente passi avanti senza il centro destra al completo: passaggio necessario per impostare le alleanze in vista delle comunali di giugno. La mattina di ieri è stata convulsa con Meneghin alla ricerca della via per uscire dalla crisi. Si è parlato della richiesta di dimissioni del presidente della Casa di Sorriso il forzista bendiniano Fabrizio Rossi per assecondare una richiesta di Marangon fatta diversi mesi fa, che andava aggiunta a quella analoga rivolta agli assessori anche loro da dimettersi. Pare che il primo e i secondi abbiano risposto picche: risposte ovvie non tanto per la Giunta, ormai in scadenza quanto per la Casa del Sorriso sulla quale sarebbe ricaduta la crisi precipitando nel caos. Si dice anche che l’on. Luca Bellotti abbia tentato di convincere Marangon a cedere e di dare mandato ai suoi di salvare Meneghin. Anche qui nulla da fare: troppo tardi. Altre voci si sono rincorse, ma non ne diamo conto perchè non verificate. Il quadro che esce da questa crisi è deprimente e non si capisce il perchè di tanto accanimento nel nascondere l’evidenza: fallito il centro destra organico del 2004 è arrivato il ribaltone del 2007 favorito dal centro sinistra andato in soccorso a Meneghin che il 22 dicembre 2008 si è ritirato: un altro ribaltone sarebbe stato troppo. La crisi si è annunciata dal febbraio 2005 quando il capo settore tecnico del Comune Iginio Bendin ha indossato le vesti del politico sfidando il compagno di partito Marangon ed è iniziata una lotta intestina a Forza Italia che ha prodotto divisioni e disastri ormai sotto gli occhi di tutti. Meneghin è stato incapace di prendere in mano la situazione e ora chiude traumaticamente il suo terzo mandato”.
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La faida tra Marangon e Bendin in Forza Italia
Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 07/03/2009 di Paolo Aguzzoni
Quello che verrà nei prossimi giorni sarà il terzo commissario prefettizio che guiderà il . comune di Badia Polesine. Il primo è stato Ruggero Fusillo, nominato nel 1956: le elezioni confermarono la Dc come primo partito e fra i candidati il più votato fu Casimiro Ravagnani che prese il doppio dei voti del secondo, quello che doveva fare in sindaco. Non ci fu accordo e sino alle elezioni del 1957 resse il Comune Ruggero Fusillo: nel 1957 fu eletto sindaco Vielmo Duò (Dc). Il secondo commissario prefettizio fu Gianfranco Mescola: nel 1969 andò in crisi la Giunta retta da Mario Montini (Dc) al
suo secondo mandato. Alle elezioni del 1970 fu eletto il Dc. Gastone Fantato che completò il suo mandato nel 1975. Per ironia della sorte, se Fantato si candiderà’alle pros~ime amministrative e le vincesse potrebbe tornare in sella dopo quasi 35 anni. Le dimissioni di Meneghin ,hanno una storia già scritta quattro anni fa quando il capo settore tecnico del comune di Badia Polesine Iginio Bendin(Fi) si candidò in contrapposizione a Renzo Marangon (Fi) alle Regionali del 2005: Fi, il maggior partito badiese, si è così spaccata e il ribaltone del febbraio 2007 ne è stata la prima conseguenza, le dimissioni di Meneghin sono l’annunciato epilogo. Marangon, che ha vinto anche questa partita,” non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Si farà il Pdl a Badia Polesine? An, accettando il ribaltone del 2007 non ha fatto una bella figura muovendosi a rimorchio degli avvenimenti, pur essendo con quattro consiglieri il partito più grosso del gruppo che ha sostenuto Meneghin. Secondo Giulio Barbieri (An) sentito a fine Consiglio: «Non si farà nulla: piuttosto mi presento con una mia lista. Marangon è responsabile di tutto e la pagherà». Iginio Bendin ha perso anche questa battaglia politica: «Non mi preoccupo: sono un uomo libero e agisco di conseguenza», ha detto allontanandosi dal Comune giovedì sera. Pare che per salvare Meneghin, Marangon abbia chiesto la testa dell’assessore allo Sport Marcello Ferreri (Fi), ma il sindaco non ha ceduto. Ferreri conferma e alla domanda se entrerà nel Pdl badiese ha detto: «Noncredo proprio, ammesso che il Pdl si faccia completo. Anzi è più probabile che mio figlio più piccolo diventi presidente della Repubblica». Il clima in Fi è di rottura visto che in consiglio Giovanni Rossi ha detto: «Condivido le parole del sindaco sulla crisi in Fi, ma non è normale che uno dei due contentendi alle regionali del 2005 sia stato un dipendente conmunale (Iginio Bendin, ndr): ma qui chi comanda? E poi il vero motivo per il quel è stato fàtto il ribaltone del 2007 è stato per portare alla presidenza della Casa di riposo Fabrizio Rossi (Fi,ndr)>>. Gabriele Frigato,coordinatore provinciale del Pd, invitato a esprimersi sulla Giunta anomala insediata nel 2007: «Non mi spaventa una giunta anomala se questa nasce da un progetto votato dagli elettori, a Badia la situazione è stata diversa perchè qata dalla crisi di chi ha vinto le elezioni: l’entrata di esponenti, allora della Margherita, in maggioranza ma non in giunta e la crisi scoppiata il 22 dicembre dice che c’è stata poca chiarezza da Fi e An nonostante la presa di responsabilità di Boldrin e Usini».
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