Anche nel 1970 ricevette il timone da un commissario prefettizio a Badia Polesine
Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 10/06/2009
A trentanove anni di distanza la storia si è ripetuta ieri mattina in municipio a Badia Polesine: il neo eletto sindaco Gastone Fantato ha ricevuto dal commissario prefettizio Luigi Vitetti le consegne al termine della reggenza iniziata il 26 marzo dopo le dimissioni di Meneghin. Nel 1970 Gastone Fantato, appena eletto sindaco, ricevette le consegne dall’allora commissario prefettizio Gianfranco Mescola che resse il comune nel biennio 1969-70 dopo le dimissioni del sindaco Mario Montini. In precedenza ci fu un altro commissario, Ruggero Fusillo fra il 1956 e il 1957. Fantato ha ricoperto la carica di sindaco solo nel mandato 1970-75: in quello successivo fu per un periodo capogruppo Dc prima di dimettersi per lasciare l’attività politica che ha ripreso in questa occasione. Nel 1975 venne eletto sindaco il giovanissimo Germano Goia, nel 1985 toccò a Paolo Meneghin che dal 1975 al 1985 fu assessore.
Le circostanze hanno voluto che nel nuovo Consiglio comunale Fantato, Goia e Meneghin siano presenti: ma per la prima volta Meneghin si troverà a sui banchi dell’opposizione, mentre Goia è in maggioranza. Ieri mattina al seggio numero 1 c’è stata la proclamazione dell’elezione di Fantato, poi, verso l’una, il passaggio delle consegne. Entro il 19 giugno dovrà venire convocato il consiglio comunale del mandato 2009-2014: la prima seduta si svolgerà entro i dieci giorni successivi.
La compagine di Fantato contiene diversi giovani con il leghista Marco Faggion in testa visto che ha vent’anni. Ne farà ventuno a novembre ed il più giovane di tutto il Civico consesso. Fra i risultati più significativi va segnalata l’elezione dell’ex calciatore del Badia Gianluca Checchinato indipendente di sinistra. I consiglieri di maggioranza sono Gianni Stroppa (Pd, nuovo, 343 preferenze), Marco Faggion (Lega Nord, nuovo, 188), Alessio Morini (Lega Nord, nuovo, 160), Giovanni Rossi (consigliere uscente Fi, 153), Gianluca Checchinato (nuovo, 149), Claudio Brusemini (Pd, consigliere uscente come candidato sindaco nel 2004 di Badia al Centro, 148), Manuel Berengan (Pd, nuovo 102), Riccardo Mantovani (Ps, nuovo, 92), Manuela Capuzzo (Lega Nord, nuova, 90), Pierleopoldo Visentin (consigliere uscente di Fi, 88), Cristian Sartori (Udc, nuovo, 87), Germano Goia (Udc, torna in Consiglio dopo le elezioni del 1990, 78), Enzo Ortolan (nuovo, 71). Primo dei non eletti Mirko Luchin (66).
L’opposizione sarà formata da Paolo Meneghin e da cinque assessori di cui quattro uscenti del Pdl: Renzo Aguzzoni (per 15 anni assessore, 230 voti), Giulio Barbieri (5 anni assessore, 225), Marcello Ferreri (10 anni assessore, 200), Mario Cabassa (14 anni assessore, 164) e Claudio Guerra (4 anni assessore dal 1995 al 1999, 109). Primo dei non eletti Giuliano Ferrighi (99). Completa il Consiglio comunale il candidato sindaco Adino Rossi che ha come primo dei non eletti l’ex presidente del Badia calcio Giancarlo Bendin (30).
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Da amici a nemici, ancora alleati e poi uno scambio di accuse sulle ragioni della crisi
Rimpallo di responsabilità sugli impianti sportivi che hanno “strozzato” il Comune
Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 08/03/2009 di Paolo Aguzzoni
A ripercorrere le tappe del consiglio comunale di giovedì scorso si possono leggere due momenti: quello antecendente le dimissioni del sindaco Paolo Meneghin e quello che ha portato alle stesse dimissioni diventate ormai l’unico passaggio logico di una situazione ormai deteriorata. Meneghin è apparso nostalgicamente legato al passato, alla Democrazia Cristiana, il suo partito che non c’è più, e a quel gruppo di giovani che nel 1975 ha preso in mano le sorti del comune di Badia Polesine con Germano Goia (Dc) il più giovane sindaco d’Italia che a soli 23 anni che guidò una Giunta giovane con soli due «anziani»il socialdemocratico Italico Verzaro e il liberale Giancarlo Cicogna. Meneghin è il solo “sopravvissuto” di quella esperienza .. Meneghin in cuor suo pensava che la situazione fosse ancora recuperabile nonostante, per sua ammissione, tutto sia nato altinizio del 2005 quando lo scontro fra i forzisti Iginio Bendin – Renzo Marangon scatenò «una guerra devastante per Badia e per tutto il Polesine». Alle comunali del 2004 quando Meneghin vinse nettamente con la Lista «Progetto per Badia»: Fi, An, Udc e indipendenti, seguito da «Badia al centro» (Margherita, Sdi, Liberali). Nell’autunno 2004 da «Badia al Centro» uscirono i liberali Luca Rossetto e Claudio Guerra che dopo qualche mese passarono a Fi alla corte di Renzo Marangon. Febbraio 2005: si candidò alle Regionali Iginio Bendin (Fi) facendo scoppiare la guerra con Marangon che vinse per una manciata di voti. Il Comune di fatto era guidato da Bendin e,dal direttore generale Gianfranco Tiengo: un sodalizio a prova di bomba. Giugno 2005: i forzisti di maggioranza, Giovanni Rossi e Pierleopoldo Visentin, costituirono, con la bendizione di Marangon, il Gruppo Fi con. Rossetto e Guerra. Settembre 2006: Meneghin e i suoi volevano confermare Fabrizio Rossi alla Casa di Riposo, ma gli alleati Udc e parte di Fi innescarono la crisi. Ottobre 2006: Meneghin tolse le deleghe all’assessore Giuseppe Romani (Dc). Febbraio 2007: il ribaltone, con cui vennero cacciati dalla maggioranza Rossi, Visentin e i due Udc Romani e Pigaiani, sostituiti da Mauro Usini, presidente del Consiglio comunale, ed Edo Boldrin di «Badia al Centro» e Mariolina Fogagnolo e Silvia Veronese, che diventò assessore, di «Liberamente a sinistra». Dicembre 2008: uscirono dalla maggioranza Usini, Boldrin, Veronese e Fogagnolo e tre mesi dopo le dimissioni di Meneghin. Lo stesso sindaco giovedì sera ha ritenuto che «l’unica prospettiva è quella di ricompattare le forze del centro destra nel Pdl che sta per nascere, alleato con l’Udc e la Lega Nord»: ma come nascera il Pdl badiese? “Non so se sarò candidato sindaco di questa coalizione – ha detto Meneghin – ma ci attendono sfide importanti con il Pat, il completamento del Teatro Sociale; il recupero della Vangadizza e l’area industriale di Crocetta anche se vi sono aziende ogni giorno in sofferenza con perdita di posti di lavoro». Certo, Meneghin se l’è presa anche con la stampa, ma alla stessa non ha mai orgogliosamente voluto rivolgersi per dare il suo punto di vista dopo la crisi scoppiata il 22 dicembre 2008, e così ha scelto di andare allo scontro con l’alleato-nemico ex sindaco Edo Boldrin al termine del suo intervento di apertura. Il termine del contendere sono stati i nuovi impianti sportivi che «sono stati decisi non da me, ma da Boldrin e dalla sua Giunta’di cui facevano parte assessori che ora stanno anche con me (Marcello Ferreri, Mario Cabassa e Renzo Aguzzoni, ndr), impianti nati senza soldi come più volte ha avuto modo di ammettere l’assessore Giulio Casarotto. lo ho deciso che andavano comunque finiti». Poi quasi contraddicendosi ha aggiunto: «Smettiamola di dire che gli impianti sportivi sono una palla al piede. Boldrin ha anche svenduto la scuola media e cosane sa lui del Pat? Badia ha rialzato la testa da quando lui non è più sindaco!». Parole pesanti contro l’alleato che ha salvato Meneghin dopo il ribaltone del 15 febbraio 2007. Quando è intervenuto Boldrin si è capito che la partita era finita. «Le parole di Meneghin – ha detto l’ex sindaco – sono livorose verso la mia persona: lei avrei giustificate se fossero state pronunciate la sera del 22 dicembre 2008 o nei giorni immediatamente successivi. Il suo intervento è scomposto verso di me che non ho mai offeso la sua persona e nemmeno ho mai citato gli impianti sportivi: i soldi allòra c’erano ed è stata la sua Giunta a volere delle migliorie con soldi che non c’erano. Lei ha svilito il mio lavoro con una boria e un orgoglio non giustificati. Badia è al disastro finanziario per questo ho deciso di lasciare la maggioranza. Del Pat, con i consiglieri che la sostenevano, non ha. mai parlato, nemmeno gli assessori sapevano quello che stava succedendo, la sua è una reticenza sosp’etta. Per sostenere la maggioranza ho messo la mia faccia e, ripeto, sono preoccupato per la città disastrata finanziariamente. Lei doveva convocare prima un Consiglio comunale per dirci quello che stava succedendo: intanto si è bloccato tutto».
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In Consiglio Comunale si è giunti all’epilogo della giunta anomala che aveva perso il sostegno degli esponenti del centro sinistra
Il sindaco si dimette ma annuncia che sarà candidato alle prossime amministrative: ” Ho voglia di battermi”
Tratto dal Gazzettino del 07/03/2009 di Paolo Aguzzoni
Paolo Meneghin (Fi) si è dimesso da sindaco di Badia Polesine;le sue dimissioni comportano lo scioglimento del consiglio comunale eletto nel giugno del 2004; si attende l’arrivo del commissario prefettizio.Sono le 21.48 di giovedì 5 Marzo quando la seduta del consiglio comunale, iniziata alle 19, riprende dopo la sopensione chiesta dal capogruppo di maggioranza Carlo Moretti (An) alle 21.10: la sala è gremita, a tutti è chiaro che si è arrivati a fine corsa. La giunta è schierata ai tavoli, solo l’assesore Renzo Aguzzoni(Fi) si tiene defilato: nessuno sorride, c’è tensione, i visi degli assessori sono provati. Meneghin, pallido e teso, prende il microfono e dice: «Credo che tutti si aspettino da me quello che fra poco dirò, ma prima di pronunciarni dico che difendo la mia dignità come sindaco e come persona. Ho provato a portare in Consiglio comunale il bilancio di previsione 2009 che non è disastrato come stasera qualcun0 ha detto, non ci sono tagli alle materna non statale che, anzi,hanno avuto il pagamento di alcune spettanze: dico soltanto che la non approvazione dello stesso bilancio comporterà gravi danni per Badia Polesine. Non viene così approvato il mutuo per completare il Teatro sociale e altri interventi si fermeranno». «Sono diventato sindaco la prima volta nel 1985 e rimpiango il periodo nel quale i partiti erano forti e avevano regole precise da rispettare. Penso che in questo momento sia importante agire con onestà intellettuale: posso andare in piazza a testa alta e affrontare chiunque. Ho speso sempre del mio e mai ho chiesto rimborsi spese quando mi sono mosso in veste istituzionale: mi bastano i 3.500 euro lordi che prendo come indennità di carica».Meneghin prende fiato e aggiunge: «Il sindaco si dimette ma annuncio che sarò candidato alle prossime amministrative: ho voglia di battermi». Sono le 21.55 quando l’applauso del consiglio prende atto che Meneghin ha gettato la spugna. L’ultima seduta del Consiglio comunale è stata convulsa, accesa nei toni: una seratà da tutti contro tutti. Forse Meneghin pensava di potercela fare ma pare che ogni speranza sia stata spenta fra le 21.10 e le 21.48 quando il sindaco avrebbe tentato un’ultima mediazione con l’assessore regionale Renzo Marangon e trovare i voti per la sopravvivenza dai suoi quattro consiglieri forzisti (Rossi, Guerra, Rossetto, Visentin); il risultato è stato “polliceverso”. La svolta è avvenuta quando si è trattato di eleggere il nuovo presidente del Consiglio ComunaIe al posto del dimissionario Mauro Usini (Pd): occorreva un candidato della maggioranza che Meneghin non ha più dal 22 dicembre scorso. «Non c’è una maggioranza – ha detto il sindaco – per questo chiedo si soprassedere a questa elezione e di andare avanti con la seduta ». Ha preso la parola Giovanni Rossi capugruppo dei forzisti “marangoniani”: «Adesso sindaco non le resta che dimettersi perchè lo dice lei stesso che non ha una maggioranza. Si dimetta per permettere la costruziobne del Pdl a Badia Polesine con stimoli nuovi e persone nuove: quelli che stanno attorno a lei hanno fallito».Edo Boldrin (Pd) ha aggiunto: «Se non c’è una maggioranza per il presidente del consiglio, non c’è nemmeno per il bilancio: sindaco si dimetta. Cada davanti a noi in piedi: il consiglio è al capolinea, chiedo ai consiglieri di esprimersi e chiudere tutto». Luca Rossetto (Fi): l’«Raccogliamo adesso le firme per le dimissioni dei consiglieri». Guido Pigaiani (Udc): «Invito il sindaco a dimettersi». Poi l’epilogo.
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La faida tra Marangon e Bendin in Forza Italia
Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 07/03/2009 di Paolo Aguzzoni
Quello che verrà nei prossimi giorni sarà il terzo commissario prefettizio che guiderà il . comune di Badia Polesine. Il primo è stato Ruggero Fusillo, nominato nel 1956: le elezioni confermarono la Dc come primo partito e fra i candidati il più votato fu Casimiro Ravagnani che prese il doppio dei voti del secondo, quello che doveva fare in sindaco. Non ci fu accordo e sino alle elezioni del 1957 resse il Comune Ruggero Fusillo: nel 1957 fu eletto sindaco Vielmo Duò (Dc). Il secondo commissario prefettizio fu Gianfranco Mescola: nel 1969 andò in crisi la Giunta retta da Mario Montini (Dc) al
suo secondo mandato. Alle elezioni del 1970 fu eletto il Dc. Gastone Fantato che completò il suo mandato nel 1975. Per ironia della sorte, se Fantato si candiderà’alle pros~ime amministrative e le vincesse potrebbe tornare in sella dopo quasi 35 anni. Le dimissioni di Meneghin ,hanno una storia già scritta quattro anni fa quando il capo settore tecnico del comune di Badia Polesine Iginio Bendin(Fi) si candidò in contrapposizione a Renzo Marangon (Fi) alle Regionali del 2005: Fi, il maggior partito badiese, si è così spaccata e il ribaltone del febbraio 2007 ne è stata la prima conseguenza, le dimissioni di Meneghin sono l’annunciato epilogo. Marangon, che ha vinto anche questa partita,” non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Si farà il Pdl a Badia Polesine? An, accettando il ribaltone del 2007 non ha fatto una bella figura muovendosi a rimorchio degli avvenimenti, pur essendo con quattro consiglieri il partito più grosso del gruppo che ha sostenuto Meneghin. Secondo Giulio Barbieri (An) sentito a fine Consiglio: «Non si farà nulla: piuttosto mi presento con una mia lista. Marangon è responsabile di tutto e la pagherà». Iginio Bendin ha perso anche questa battaglia politica: «Non mi preoccupo: sono un uomo libero e agisco di conseguenza», ha detto allontanandosi dal Comune giovedì sera. Pare che per salvare Meneghin, Marangon abbia chiesto la testa dell’assessore allo Sport Marcello Ferreri (Fi), ma il sindaco non ha ceduto. Ferreri conferma e alla domanda se entrerà nel Pdl badiese ha detto: «Noncredo proprio, ammesso che il Pdl si faccia completo. Anzi è più probabile che mio figlio più piccolo diventi presidente della Repubblica». Il clima in Fi è di rottura visto che in consiglio Giovanni Rossi ha detto: «Condivido le parole del sindaco sulla crisi in Fi, ma non è normale che uno dei due contentendi alle regionali del 2005 sia stato un dipendente conmunale (Iginio Bendin, ndr): ma qui chi comanda? E poi il vero motivo per il quel è stato fàtto il ribaltone del 2007 è stato per portare alla presidenza della Casa di riposo Fabrizio Rossi (Fi,ndr)>>. Gabriele Frigato,coordinatore provinciale del Pd, invitato a esprimersi sulla Giunta anomala insediata nel 2007: «Non mi spaventa una giunta anomala se questa nasce da un progetto votato dagli elettori, a Badia la situazione è stata diversa perchè qata dalla crisi di chi ha vinto le elezioni: l’entrata di esponenti, allora della Margherita, in maggioranza ma non in giunta e la crisi scoppiata il 22 dicembre dice che c’è stata poca chiarezza da Fi e An nonostante la presa di responsabilità di Boldrin e Usini».
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Gli Interventi- Barbieri dispiaciuto: “C’era la proposta di unità”
Boldrin:’ “La città è disastrata”
Tratto dalla Voce di Rovigo del 07/03/2009

BADIAPOLESINE- Tanti gli interventi nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Edo Boldrin ha risposto al discorso del sindaco: “E’ doveroso che replichi alle parole livorose più comprensibili se fossero state pronunciate nell’immediatezza ma 70 giorni dopo no, con un scomposto intervento che non fa onore alla mia persona. Non c’è nel documento un’offesa alla sua persona, ma preoccupazione estrema per la città. Non c’è riferimento agli impianti sportivi e quando deliberammo i soldi c’erano, sono le migliorie che avete fatto voi, e questa è storia. Lasciamo una città disastrata economicamente e questo mi ha indotto a togliere la fiducia, una maggioranza che ho sostenuto per due anni ma forse lei è troppo orgoglioso per riconoscere anche questo” . Il vicesindaco Rigobello ha invece sottolineato la situazione- del pat: “Fiore all’occhiello._anche se non sarà adottato da questo consiglio. Il coronamento di quattro anni di lavoro, fatto da uno dei migliori urbanisti”.
Baccaglini (consigliere di An) ha spiegato invece: “Boldrin dice che per un lungo periodo ha difeso le scelte della giunta e poi di colpo velocemente ha cambiato verso. E’ una questione di tempi. Poi la decisione dell’assessore Veronese. Hanno supportato le decisioni della giunta e repentinamente hanno deciso di cambiare. An è stata l’unica che ha sempre appoggiato la giunta e continuerà a farlo fino alla fine, abbiamo fatto un grosso errore nel 2007 del quale di fronte ai cittadini devo chiedere scusa, ma eravamo in buona fede” . Mentre Moretti capogruppo di An ha attaccato: “La lista progetto per Badia si è costruita attorno a forze politiche di destra, un progetto che ebbe straordinario consenso”. E’ toccato quindi a silvia Veronese ex assessore alla cultura: “Sono stata presa in giro, speravo in un minimo di disamina politica, avrei gradito un discorso più franco. Sono convinta che siamo in una situazione difficile e vedremo il bilancio sulle entrate gonfiate, sulle spese sottostimate. Altre considerazioni mi riserverò dopo la visione definitiva del bilancio e vedremo chi ha ragione o torto, il tempo è a favore di giusti”. Sulla stessa linea d’onda la Fogagnolo: “Sono una cittadina libera dopo il 22 mi sono resa disponibile al dialogo per dare un serio contributo per il bilancio preventivo 2009, gonfiato nelle partite di entrata, si era proposto di togliere i compensi annui (degli amministratori) e di chiedere altri mutui inoltre non c’era. un piano di rientro, una sorta di tiriamo avanti che poi ci pensiamo”. “Boldrin ha riconosciuto indirettamente l’ottimo lavoro fatto dalla minoranza, condivido che c’è stata una guerra fratricida ma non dimentico che uno dei due imputati è un dipendente di questo Comune, ma qui chi comanda? qual è il fondamento politico che vi teneva uniti – ha affermato Rossi capogruppo Fi – Il sindaco continua ad elencare le cose cha ha fatto ma mai quelle che non ha fatto. Bisogna volare più basso visto che gli impianti sportivi avevano depauperato le casse, è con gli impianti che siamo arrivati a questo punto e Rossetto lo diceva da anni”. “Non abbiamo visto il bilancio ma non si profilano risultati positivi ha accusato Rossetto (Fi)- Il sindaco doveva avere capacità di mediazione all’interno del partito. Approva che su Badia ci sia un Pdl compatto quando nel 2007 ha preferito imbarcare il centro sinistra. Devo credere che voglia un Pdl unito? Quanto le sembra normale che in cinque anni siano cambiati assessori e presidenti di commissione. Doveva dire come avrebbe intenzione di governare. I numeri non li ha e il Comune è sull’orlo del commissariamento”. “Il Comune – ha detto Romani (Udc) non ha vinto al superenalotto. Due anni di spettacolo scadente di questa maggioranza ma la punta massima è stata il 22 dicembre”. Infine Brusemini: “Siamo arrivati al capolinea in maniera brutta. Siamo qui per fare il bene della città ma che esempio abbiamo portato: la disaffezione dalla politica; bisogna avere il coraggio di prendere atto della situazione. Siamo arrivati alla fine”. A conclusione del consiglio l’assessore Barbieri è stato tra i primi ad esprimere il proprio dispiacere per l’addio di Meneghin: “Mi dispiace che una parte di Forza Italia marangoniana non abbia capito i veri problemi del momento e non abbia capito la proposta di unità che ha fatto il sindaco, in un momento in cui il problema non sarà solo la sicurezza ma anche il lavoro” .
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Meneghin si dimette In arrivo il commissario
Tratto dal Resto del Carlino del 07/03/2009
TUTTI a casa. Il sindaco di Badia Polesine Paolo Meneghin ha rassegnato le proprie dimissioni alle 21.52 dell’altra sera aprendo le porte al commissariamento del Comune fino alle elezioni amministrative del 6-7 giugno. Una decisione sofferta ma resa inevitabile dalla constatazione che i numeri per resistere (cercati, forse, con poca convinzione) non c’erano più: 12 consiglieri (due dell’Udc, quattro di FI, tre di Badia al centro’, Mirko Tomì, Mariolina Fogagnolo e Silvia Veronese) erano già pronti a presentare una raccolta di firme con la dichiesta di dimissioni. Si è trattato del degno epilogo di una crisi iniziata per la verità già il 22 dicembre dello scorso anno, quando il gruppo degli ex margheritini, cappeggiati dall’ex sindaco Edo Boldrin, si era defilato dalla maggioranza figlia del ribaltone di due anni prima. Uno sfilacciamento proseguito con le dimissioni del presidente del Consiglio comunale Mauro Usini (Pd) e culminato con quelle dell’ex assessore alla pubblica istruzione Silvia Veronese, seguite da feroci polemiche sulla cattiva gestione del bilancio.
UNA situazione difficile, dalla quale il sindaco aveva tentato di uscire cercando di recuperare la promessa di sostegno di alcuni fuoriusciti e mantenendo i contatti con i leader politici di riferimento: da una parte il presidente provinciale di An Luca Bellotti, garante della fedeltà dei suoi «pretoriani» (gli assessori Barbieri e Rigobello e i consiglieri Baccaglini e Moretti) e dall’altra l’assessore regionale Renzo Marangon (Fi). Da quest’ultimo, secondo indiscrezioni, sarebbe giunta una porposta di accordo che avrebbe permesso a Meneghin di incassare il sostegno dei suoi quattro fedelissimi (Rossetto, Guerra, Rossi e Visentin) in cambio della «testa» dell’assessore Marcello Ferreri e del presidente della Casa di riposo Fabrizio Rossi, storici esponenti dell’ex ala bendiniana di Fi. Una proposta che Meneghin avrebbe lasciato cadere nel vuoto, firmando con molta probabilità la sua fine politica anticipata. Vani i tentativi in extremis di raggiungere un accordo con Marangon, inutilmente chiamato al telefono (spento) dallo stesso sindaco. L’impressione è stata quella di un primo cittadino presentatosi in aula allo sbaraglio, senza un piano A e nemmeno un piano B. E i risultati si sono visti…
A FAR capire alla minoranza (che in realtà tale non era) che Meneghin era arrivato in Consiglio senza i numeri necessari per resistere in sella era stata la richiesta del sindaco di «soprassedere» alla nomina del nuovo presidente del Consiglio. Annunciando le dimissioni — «per tutelare la mia dignità e onestà intellettuale», ha precisato —, Meneghin ha tratteggiato scenari foschi: «Ora Badia rischia di perdere i finanziamenti per il teatro: resteranno fermi il Pat e il bilancio». poi l’annuncio: «Mi ricandiderò alle prossime elezioni».
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Rossi chiarisce l’atteggiamento di Forza Italia “marangoniana”
Meneghin senza rete di salvataggio
Dal Gazzettino di Rovigo del 01/02/2009 di Paolo Aguzzoni
BADIA POLESINE – Rossi chiarisce l’atteggiamento di Forza Italia “marangoniana”: “Nessun sostegno dopo il ribaltone”
Meneghin senza rete di salvataggio.Sembra ormai senza sbocchi la crisi politica che condiziona il comune di Badia
Polesine: il consiglio comunale del 22 dicembre ha dato vita al contro ribaltone
e questa settimana le dimissioni di Mauro Usini e di Silvia Veronese hanno fatto il resto. Ma da Forza Italia “mariangoniana” non arriverà alcuna ciambella di salvataggio per il sindaco Meneghin. Giovanni Rossi capogruppo consiliare: «L’esperienza politica nata dal ribaltone del febbraio 2007 è stata fallimentare ed è finita nel peggiore dei modi: non c’era bisogno di essere degli indovini per intuire un finale così inglorioso. La vera maggioranza voluta dai badiesi rimane quella uscita vincente dalle Comunali del 2004». «Questa- continua Rossi – è stata una maggioranza nata esclusivamente per due scopi: fare un dispetto all’assessore regionale Renzo Marangon, ai suoi amici badiesi e a quanti lo avevano sostenuto alle regionali del 2005; confermare alla presidenza della Casa di riposo Fabrizio Rossi (Fi «bendiniana», ndr) che non aveva il consenso di tutti i vincitori delle elezioni comunali del 2004 (il centrodestra di «Progetto per Badia, ndr)>>. Cosa vi preoccupa dopo quasi due anni dal ribaltone del 15 febbraio 2007? «La nostra preoccupazione -aggiunge il capogruppo – è che questa alleanza spuria e antidemocratica possa aver provocato danni irreversibili anche per le future amministrazioni comunali. Ne è prova che molti protagonisti délle scelte amministrative recenti si stiano chiamando fuori per non votare il bilancio 2009 che non è un qualcosa di sterile ma frutto anche delle decisioni degli ultimi anni». Se ne sonoandati due protagonisti del ribaltone del 2007: il presidente del Consiglio comunale Mauro Usini (Pd dal 2008) e l’assessore alla Pi e Cultura Silvia Veronese (ex Liberamente a sinistra), come ‘legge queste dimissioni? «Siamo – precisa Rossi – in una fase delicata e chi ha testa la userà per il bene dei cittadini e non per interessi personali o di parte». Se vi verrà chiesto voterete il bilancio di previsione 2009?«Il bilancio – chiarisce Rossi – lo redige e lo approva la maggioranza. Come ho dichiarato, anchè a nome dell’Udc, nella seduta del 22 dicembre, ribadisco che il sindaco deve presentarsi al prossimo Consiglio comunale con una maggioranza, possibilmente ampia, qualora riuscisse a trovarla, altrimenti ne tragga le conseguenze. Per cui è un problema del sindaco».Quindi porte chiuse dagli ex alleati “cacciati”due anni fa.
written by UDC Badia Polesine
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