giu 24

Pdl e Lega: intransigenti con la nuova giunta Il centrista Terranova: valuterò caso per caso

Tratto dal Corriere del Veneto del 24/06/2009

PADOVA — E’ durata appe­na dieci giorni a Padova la pax elettorale tra Lega e Udc e ora il partito di Pier Ferdinando Casini «apre» a Zanonato. La «tregua armata» era scattata lo scorso 12 giugno quando, in vista del ballottaggio (il Car­roccio ha corso con il Pdl già dal primo turno) dello scorso fine settimana, il candidato di centrodestra Marco Marin ave­va imbarcato anche l’Udc che al primo turno aveva optato per la corsa in solitaria candi­dando il direttore della Clinica chirurgica geriatrica Oreste Terranova. Un’alleanza che aveva congelato per un decina di giorni il corpo a corpo che ormai da più di un anno vede protagonisti i centristi e il par­tito di Umberto Bossi.

Una tregua che si è sciolta come neve al sole quando lu­nedì sera, verso dell’ora di ce­na, si è capito che Marin non ce l’avrebbe fatta. A ridare il via alla guerra guerreggiata ci ha pensato la capogruppo le­ghista a palazzo Moroni Ma­riella Mazzetto: «Qui sono mancati i voti dell’Udc. Ancora una volta i vecchi democristia­ni dimostrano la loro natura di Giano bifronte. Ufficialmen­te dicono una cosa poi, nel se­greto dell’urna, ne fanno una diammetralmente opposta».

Un j’accuse cui ha risposto immediatamente il segretario regionale centrista Antonio De Poli: «Di solito la prima gallina che canta ha fatto l’uovo. Non è che niente niente a mancare sono stati i voti leghisti? Di so­lito quelli della Lega non van­no votare al ballottaggio se non c’è un loro candidato. E’ già capitato a Verona e Vicen­za e potrebbe essere accaduto anche a Padova». Contestual­mente il partito di Casini avrebbe iniziato una «marcia di avvicinamento» verso il cen­trosinistra.

Tra i primi a telefonare a Za­nonato per le congratulazioni c’è stato infatti Terranova e in serata pubbliche congratula­zioni arriveranno anche da De Poli. Che uno smarcamento dell’Udc rispetto alle posizioni oltranziste del centrodestra sia già in atto, lo conferma an­che la presa di posizione del candidato sindaco centrista che ieri ha preso le distanze dal coordinatore cittadino del Popolo della libertà Filippo Ascierto.

«A Zanonato non faremo un’opposizione dura, ma du­rissima, non gliene faremo passare una» aveva tuonato il parlamentare piediellino subi­to dopo aver appreso il respon­so delle urne. «Io naturalmen­te parlo a titolo personale — scandisce Terranova —, la mia non sarà un’opposizione. Ma di volta il volta deciderò come votare a seconda dei provvedi­menti che verranno presentati dalla maggioranza». L’Udc po­trebbe così dare un appoggio esterno a Zanonato? «Qui non siamo sulla luna — continua —, si tratta di amministrare una città, quindi se il centrosi­nistra proporrà qualcosa che fa il bene dei padovani io lo vo­terò, altrimenti darò il mio pa­rere contrario, tutto qui».

«Per quel che mi riguarda, Terranova può andarsene di­rettamente con Zanonato. A fa­re l’opposizione ci pensa la Le­ga » tuona il segretario provin­ciale del Carroccio Maurizio Conte. «Le parole del professo­re sono la prova provata che a mancare sono stati i voti del­l’Udc — rincara la dose —, questi signori si sono apparen­tati con il centrodestra sola­mente per opportunismo. Mol­to semplicemente pensavano che il cavallo vincente fosse Marin. Ora che a vincere è sta­to Zanonato, passano dall’al­tra parte. Di alleati di questo genere proprio non sappiamo che farcene». «Ma quale salto a sinistra?- ribatte a breve giro De Poli-, noi faremo un oppo­sizione intransigente sui valo­ri. E’ chiaro che non potremo mai votare il registro sul testa­mento biologico o cose del ge­nere ». «Detto questo, è eviden­te che se il centrosinistra pro­porrà provvedimenti in favore della famiglia o dei disabili noi non esiteremo un attimo a vo­tarli » aggiunge. «Il problema è un altro- conclude-, Conte e la Lega con le loro sparate voglio­no coprire una verità: rispetto al primo turno sono mancati 4 mila voti. Guarda caso le fles­sioni più pesanti si sono regi­strare all’Arcella e al Portello dove il Carroccio il 6 e 7 giugni aveva raccolto più consensi»

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mag 03

Il retroscena Ascierto in mattinata aveva annunciato l’accordo col primario. A breve l’ufficializzazione della corsa solitaria

Tratto dal Corriere del Veneto del 03/05/2009

PADOVA — Ore 12.30: il Pdl an­nuncia la candidatura come capoli­sta di Oreste Terranova. Colpo di scena? Probabilmente no: l’Udc in­fatti già domani potrebbe lanciarlo come candidato sindaco. E’ giallo sul «futuro politico» del direttore della Clinica chirurgica geriatria.

Prima candidato il pectore di Citt’Antenore per il centrodestra, poi conteso dal partito di Pier Ferdi­nando Casini, a seguire possibile vi­cesindaco a fianco di Marco Ma­rin, in ultima battuta una settima­na di silenzio. Ieri mattina però la svolta. «A sostenerci ci sarà anche Terranova» annuncia dal megafo­no il coordinatore cittadino del Pdl Filippo Ascierto durante la cerimo­nia d’apertura del quartier genera­le dell’olimpionico. In mattinata lui, Giustina Destro e Marco Marin avevano incontrato il professore: accordo fatto. Tanto più che dopo l’annuncio, a breve giro, il deputa­to di An fa seguire una dichiarazio­ne che poco spazio lascia alle inter­pretazioni: «Per noi è un onore aver nelle nostre liste il professo­re ».

A più riprese in giornata viene ventilata addirittura l’ipotesi che Terranova possa essere il capolista della civica espressione di Marin. Una circostanza di cui probabil­mente è all’oscuro il diretto interes­sato che ieri sera ha incontrato il se­gretario regionale dell’Udc Antonio De Poli. «Forse c’è stato un malinte­so, le parole di Ascierto sono inesat­te » ha fatto sapere in serata Terra­nova raggiunto telefonicamente.

«Al parlamentare di An ho spie­gato semplicemente che potevano contare sul mio contributo per la vittoria del centrodestra — aggiun­ge il direttore della Clinica chirurgi­ca geriatria — ma io ho sempre so­stenuto di voler lavorare all’unità di tutto il centrodestra, inteso co­me raggruppamento dei moderati, e quindi anche con l’Udc».

Un precisazione non casuale, quella del professore. A breve infat­ti il partito di Casini potrebbe uffi­cializzare la sua candidatura a Pa­lazzo Moroni. Una candidatura che, salvo colpi di scena dell’ultima ora dovrebbe designare proprio Ter­ranova alla guida del «terzo polo». Un polo che, in caso di ballottaggio, forte dei sondaggi che lo danno ol­tre il 6 per cento, potrebbe rivelarsi determinate tanto per Flavio Zano­nato, quanto per Marin.

A cascata, la candidatura di Ter­ranova dovrebbe portare alla desi­gnazione a palazzo Santo Stefano di De Poli, l’uomo forte del partito, unico in grado di raccogliere prefe­renze anche nell’Alta padovana feu­do incontrastato del tandem Lega­Pdl e costringere forse Barbara De­gani a un ballottaggio che sembra­va evitabile.

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mag 01

Verso le urne

Tratto dal Corriere del Veneto del 01/05/2009 udc mnoselice Monselice, l’Udc corre sola e vuole Peraro in Comune


PADOVA — Diventano cinque i candidati alla pol­trona di sindaco di Monse­lice. Dopo le candidature di Francesco Miazzi (PD), di Francesco Lunghi (PDL), di Santino Bozza (Lega) e di Riccardo Ghi­dotti (Lista Civica) ora è la volta di Stefano Peraro, esponente locale dellUdc. Ad annunciarlo, nono­stante le voci si rincorres­sero già da diverse setti­mane, è stato lui stesso ie­ri mattina all’Hotel Ceffri, alla presenza dell’onorevo­le Antonio De Poli, accorso a sostenere il can­didato, di Cesare Paggiaro, segretario provin­ciale del partito, Daniele Roncolato, segreta­rio comunale, e dell’assessore Giovanni Bellu­co, che ha preparato una lista d’appoggio.

«Vorrei riuscire a dire a tutti gli elettori che queste elezioni decidono il futuro di Monseli­ce, e non solo per i prossimi anni – ha dichia­rato Peraro – Gli elettori decideranno se diven­teremo una città solidale, bella, pulita, sicura e competitiva o se rimarremo una periferia metropolitana. Se il nostro destino sarà nelle mani di chi conosce Monselice per esserci na­to e vissuto da sempre, o se lo affideremo a chi non ci conosce, e non conosce i veri biso­gni e le reali aspettative della nostra città». Di­versissimo il panorama elettorale di Monseli­ce rispetto alla scorsa tornata elettorale, quan­do la Casa delle Libertà corse con l’appoggio anche dell’Udc. Questa volta la candidatura di Peraro a sindaco è appoggiata da tre liste: quella dell’Udc, la lista dell’assessore Belluco e un’altra lista civica spontanea, nata dall’ag­gregazione di alcune persone del mondo del volontariato e dello sport. La presentazione delle liste è attesa nei prossimi giorni. «Mi candido per dare risposte, concrete, su­bito. – ha continuato l’assessore uscente – E lo faccio con la convinzione di avere l’energia, la competenza e il coraggio per fare davvero il bene del mio territorio». Al centro del suo programma le persone e la loro dignità, nonché il fermo impegno di riportare le istituzioni al dialogo con i cittadi­ni, alla disponibilità, allo spirito di servizio e all’ascolto.

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apr 30

La scelta Ultime ore per stringere tra le ipotesi Terranova e Braghetto

Tratto dal Corriere del Veneto di Giovedi 30 Aprile 2009

PADOVA — E se alla fine l’Udc candidasse in città Antonio De Poli? Il tempo ora stringe e all’appello a Padova manca solo il candidato del «terzo polo», quindi una candidatu­ra espressione del partito di Pier Ferdinando Casini. Ora che anche il centrodestra ha designato Marco Marin, ad ore (al massimo entro domani) anche i cen­tristi dovrebbero fare le loro scelte. Di ritorno da Roma e da Bruxelles tra oggi e domani De Poli e l’euro­parlamentare Iles Braghetto dovreb­bero così porre la parola fine al to­to- nomi che ormai da qualche mese impazza sulla stampa. Lo schema che dovrebbe fare da road map alle candidature potrebbe essere il seguente: la città una ad personalità espressione di De Poli e la Provincia ad un uomo di Braghet­to, o viceversa. Se per la corsa a pa­lazzo Santo Stefano le ipotesi sareb­bero ancora un po’ fumose, per Pa­dova ci sarebbe già una cinquina di «papabili». Cinquina da cui spiccano il capo della segreteria politica dell’Udc e il direttore della Clinica chirurgica ge­riatrica Oreste Terranova, già candi­dato in pectore del centrodestra per Citt’Antenore. Più di un indizio pe­rò farebbe pensare che la decisione finale cadrà su De Poli. In questi giorni, un po’ in tutta la città, fanno infatti capolino maxi manifesti 6 per 3 con il volo sorri­dente di «mister 27mila preferen­ze ». A questo si aggiunge poi la circo­stanza che proprio De Poli un mese fa ha commissionato un sondaggio in cui emergeva chiaramente il valo­re aggiunto della sua candidatura ri­spetto a quella designata dal parti­to, quindi Braghetto. Lo stesso Braghetto che, impegna­to nella campagna per le europee, la settimana scorsa ha fatto chiara­mente intendere di non essere asso­lutamente interessato alla corsa a palazzo Moroni. Al di là del risulta­to che uscirà dalle urne il 6 e il 7 giu­gno, sarà interessante capire come si schiererà il partito di Casini in ca­so di ballottaggio.

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apr 28

Carissimi nemici I «traditori del federalismo» ora farebbero comodo al Carroccio per le sfide nelle Province

Tratto dal Corriere del Veneto del 28/04/2009 udcpadova La Lega torna a corteggiare l’Udc. Ma Bossi la gela

PADOVA — Vedi com’è strana la vita. Fino a ieri quelli dell’Udc, nell’ottica le­ghista, erano i reprobi traditori del fede­ralismo fiscale, gli «anomali» da caccia­re dalle giunte di centrodestra, i vetero­democristiani interessati soltanto alle poltrone. Fino a ieri.

Oggi qualcosa è cambiato, perché an­che la Lega si è accorta che i voti del­­l’Udc, come la pecunia, non puzzano. An­zi, sono voti buoni e servirebbero come il pane nella competizione elettorale per quelle Province – Venezia e Belluno so­prattutto, ma anche Rovigo – dove la Le­ga ci mette la faccia, lanciando i propri candidati alla presidenza in una sfida di rincorsa tutt’altro che semplice. Il Car­roccio, infatti, si è preso in carico le tre Province dove l’amministrazione uscen­te è di centrosinistra: per espugnare la roccaforte avversaria, servono tutte le forze disponibili sul campo. Comprese quelle dell’Udc, anche se questo signifi­ca rimangiarsi mesi di critiche e di accu­se sull’atteggiamento contrario tenuto dai centristi in materia di federalismo fi­scale.

Così accade che, per esempio, a Bellu­no il candidato presidente leghista, Gianpaolo Bottacin, stia cercando di im­barcare l’Udc nella squadra che dovrà sfi­dare l’uscente Sergio Reolon del Pd. E anche a Venezia, dove la sfida è conside­rata altamente simbolica – strappare al centrosinistra la sua roccaforte sarebbe un risultato di eccezionale rilevanza per la candidata presidente leghista, France­sca Zaccariotto – , la Lega è pronta a rive­dere il suo ostracismo verso i centristi pur di aumentare le probabilità di suc­cesso finale. Intanto è andato avanti Re­nato Chisso, assessore regionale e lea­der del Pdl nel Veneziano, che alla fine della scorsa settimana ha lanciato un ap­pello «agli amici dell’Udc: venite con noi, con la coalizione che sostiene Fran­cesca Zaccariotto, sin dal primo turno, perché abbiamo un’occasione unica per togliere alla sinistra, dopo 15 anni, que­sta provincia».

Peccato che proprio ieri, a frustrare la conversione a U dei leghisti nostrani, sia intervenuto via Ansa il capo in perso­na, Umberto Bossi, con una dichiarazio­ne che ha raggelato tutti: «Raccomande­rò alla gente in tutte le piazze di non vo­tare Udc e partiti della sinistra – ha detto Bossi in un’intervista al TgR della Lom­bardia – perché non è possibile votare chi vuole distruggerci».

E adesso, come la mettiamo? Antonio De Poli, numero uno dell’Udc in Veneto, è lapidario: «Le dichiarazioni di Bossi, il loro capo, sono la risposta più chiara al­le richieste avanzate da alcuni dirigenti leghisti locali, che comunque ringrazia­mo. Noi al primo turno andremo da so­li, così è deciso».

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mar 17

La segreteria regionale mette alla prova i parlamentari veneti

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 17/03/2009 udcdepoli 150x150 Udc contro il ddl. De Poli distante dal Carroccio

VENEZIA- “li federalismo è l’esigenza delle regioni del nord e del Veneto in modo particolare da 15 anni. ·Ma un federalismo vero, che risponda concretamente alle esigenze della gente e non che moltiplichi i centri di spesa. Abbiamo più volte chiesto i numeri e la concretezza di questo federalismo che ci chiedono di votare alla Camera: e non abbiamo ricevuto risposta”. Questa la posizione ufficiale della segreteria regionale dell’Udc sul federalismo fiscale. “Abbiamo cercato di aprire un confronto con la maggioranza presentando attraverso gli emendamenti le nostre osservazioni sul disegno di legge in discussione in commissione nelle aule di Montecitorio: ma sono stati bocciati – afferma De Poli -Allora siamo scesi nelle piazze al fianco dei sindaci per raccogliere le firme a sostegno del 20% Irpef ai comuni: per dare voce alle istanze del territorio. In un momento di crisi economica questo federalismo, che la Lega tanto sponsorizza, finirà per essere devastante, porterà costi ulteriori e questo prezzo lo pagherà il nord, lo pagherà il Veneto la parte produttiva del paese. In questo moménto il Governo inebriato o tenuto in ostaggio dalla Lega dovrebbe ascoltare di più le persone, le “famiglie insieme al mondo economico tutti i
nostri sindaci e a.mmi.nistratori” . Commenti, questi, che non piaceranno alla LegaNord in attesa delle valutazioni politiche a  livello nazionale sul federalismo fIscàle prodromiche alle alleanze elettorali. Tutti d’accordo invece, sull’iniziativa della restituzione del 20%dell’Irpef prodotta in loco. “A ridosso di un [me settimana che ha visto l’Udc – aggiunge De Poli – con i banchetti nelle piazze venete al fIanco dei sindaci per la raccolta firme a sostegrlo de120%Irpef ai comuni. Ho incontrato il movimento dei sindaci e con loro ci siamo confrontati sul federalismo. Perché il nostro senso di responsabilità ci fa chiedere cosa accadrà alla nostra società, alla nostra economia, alle nostre famiglie, ora che i comuni sono impoveriti e ingessati, oggi che Regioni come il Veneto non possono più stare al passo della crescita dei servizi – come quelli sociali ingessati sin dal 2007dal patto di stabilità introdotto da Prodi e strenuamente difeso da Tremonti – oggi che lo Stato interviene con misure inefficaci come la Social Card o il bonus bebè che escono da ogni capacità di programmare servizi per il futuro, con gli studi di settore che bloccano i nostri artigiani e le nostre piccole medie imprese, con il patto di stabilità che tieni le mani legate ai comuni”.
“Abbiamo calcolato che il federalismo che il Carroccio tanto acclama, non porterà soldi in più al nord e tanto meno al Veneto -sostiene De Poli – Verranno risanate le regioni sprecone e alle regioni virtuose come la nostra non verrà dato niente. InoÌtre i sette anni preventivati dal Ddl che servirebbero per fare i decreti delegati e per raggiungere la spesa standard è una pura utopia, perché sarà impossibile per le regioni sprecone riuscire a raggiungere questo traguardo.
Concedere il20%Irpef ai comuni risulta essere la soluzione migliore e più immediata, ma c’è chi ha deciso che questo movimento, trasversale, serio e intelligente, non debba essere ascoltato”. “Senza ricordare che il percorso verso il federalismo non dovrebbe dimenticare che la riforma dell’organizzazione dello Stato deve essere al servizi dei cittadini e non i cittadini al servizio della riforma dello Stato -la conclusione di De Poli – Oggi è iniziata la discussione nelle aule di Montecitorio, ora restiamo in attesa di vedere, alla luce delle considerazioni fatte, come voteranno i deputati veneti. Se metteranno al prima posto i cittadini o le loro segreterie politiche” .

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