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II nuovo Pat muterà l’aspetto del paese agevolando il traffico urbano

Tratto dal Gazzettino di Rovigo di Paolo Aguzzoni del 16/01/2010

get imagejsp 150x150 BADIA POLESINE   Come cambia linterà viabilità Sarà la nuova viabilità uno degli elementi determinanti del nuovo Pat badiese. Il 21 dicembre scorso la Giunta ha approvato i nuovi elaborati secondo gli “atti di indirizzo regionali” e gli ha inviati alla Regione. Le strategie future sono state presentate in municipio dal vice sindaco e assessore all’Urbanistica Gianni Stroppa (Pd), dal progettista Marco Lucat e dall’Ufficio di piano composto da Ivan Stocchi, Patrizio Trivellato e Luca Traina. Stroppa: «Mi auguro che la Regione ci rimandi gli elaborati prima delle elezioni di marzo e da quel momento partiamo con le procedure comunali». Ci sono elementi di continuità fra il Pat lasciato dalla precedente Giunta e lo precisa Stroppa: «II documento preliminare del 2008 è sempre valido, come sono rimaste valide tutte le indicazioni e richieste presentate entro ottobre 2008, perché abbiamo deciso di non stravolgere nulla perché ciò avrebbe comportato l’azzerramento della procedura e dilatato i tempi. Sono statti apportati dei cambiamenti valutati in diversi incontri, anche in Regione, con Lucat e in maggioranza». E stata presa in considerazione la proposta del Pr>nsnr7Ìn di Rnnifir.a Pnipainp Adige Canalbianco di costruire un nuovo ponte sull’Adigetto. Scartata l’idea della vecchia Giunta di farlo all’altezza di via Cappuccini, si è scelto quello fra Largo Gradassi e Riviera Miani in modo da realizzare una sorta di rotatoria con il ponte dell’Ospedale che diventa a senso unico coinvolgendo anche un’ala dell’ex ospedale e il vicino parcheggio. Nuova viabilità è prevista a su via Cappuccini oltre il passaggio a livello: verso destra partirà una nuova arteria che passerà sotto la ferrovia e sbucherà sulla Sr 88 Badia – Legnago di fronte, indicativamente alla Zhermack. Questa arteria sarà collegata al casello della Nogara-Mare e all’area produttiva di Crocetta su due direttrici già previste dalla Giunta Meneghin da via Cappuccini.

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Il candidato dell’Udc inizia la sua corsa e apre “ai settori più avveduti del Pdl” nel segno del no alla Lega

Tratto dalla Voce di Rovigo del 16/01/2010 di Francesco Campi

19239 1317391661478 1431356058 30884087 153623 n REGIONALI VENETO : De Poli: Sono io lanti Zaia ROVIGO – Un messaggio ai veneti prima ancora che ai partiti quello con cui Antonio De Poli ha ufficializzato la propria candidatura. Che per il momento è solo targata UDC. E Api, visto che Calearo, l’uomo di Rutelli in Veneto, era presente in prima fila al Caffè Pedrocchi per dare la propria benedizione al “laboratorio per moderati e riformisti, esempio per l’intera politica italiana”. “Nel momento in cui avanzo la mia candidatura alla presidenza della Regione – ha detto l’ex europarlamentare ed ex assessore della giunta Calan, attualmente deputato e segretario regionale dell’UDC – lanciamo un appello a tutti i veneri che non vogliono cedere ai ricatti di Bossi, che non sono disposti a subire l’umiliazione di vedere la loro terra diventare un protettorato di Gemonio o di Arcore”. . L’attesa apertura al Pd per ora è rimasta nel cassetto e sarà così oggi il partito di Bersani a doversi esporre perprimo. Anzi, De Poli se una mano ha teso verso qualcuno, l’ha fatto verso quelle frange del centrodestra che accolgono con un certo maldipancia la candidatura leghista di Zaia: “Offro fin d’ora – ha detto – la massima disponibilità e apertura a collaborare fianco a fianco con tutti coloro che vorranno dare il loro contributo a questo progetto, appoggiando la mia candidatura. Penso a tutte le forze politiche, economiche e della società civile presentì nella regione , compresi i settori più avveduti del Pdl veneto che hanno compreso che il loro partito è stato sacrificato da Berlusconi sull’altare celtico di Bossi”. E’ la Lega, dunque, il vero nemicò. E non potrebbe essere altrimenti, perché è il Carroccio in questo momento ad avere in mano le redini di una pare certo granitica. Ovviamente, anche volgendo lo sguardo a sinistra il panorama non è certo più confortante. E anche l’offrirsi “senza sé e senza ma”, così come formulato qualche giorno fa dalsegretario rodigino Gabriele Frigato, è il segno che in casa democratica c’è qualcosa che non va. Oggi si saprà qualcosa in più. Intanto però l’UDC, partito nettamente minoriatario rispetto a Lega, Pdl e Pd, detta i tempi del valzer politico veneto. ‘Bossi e Berlusconisi sono giocati a dadi il governo di una delle regioni strategicamente più importanti d’Italia – ha sottolineato ancora De Poli – ignorando e calpestando perfino le istanze dei loro elettori del Veneto e dimostrando di considerare questa terra meno dell’ultima provincia dell’impero. A questo teatrino noi, oggi, in Veneto e dal Veneto, contrapponiamo non una conventicola di partiti che a tavolino, da Roma, decidono di mettersi contro qualcuno,’ma un progetto che nasce qui per la nostra Regione all’insegna della libertà di espressione e di scelta del proprio futuro dei suoi abitanti, all’insegna della responsabilità, della serietà e della solidarietà. Ma con altrettanta chiarezza voglio dire da subito che non sono interessato ai pateracchi politici, non voglio radunare nessun esercito raccogliticcio e non intendo aprire una stagione di estenuanti contrattazioni con i partiti, perché questo non appartiene al mio Dna, pur essendo io un uomo di partito e rispettando in pieno il ruolo essenziale dei partiti e del loro personale politico”, Parole che pongono paletti forti anche alle “evoluzioni” a livello locale, così come rimarca anche il presidente dell’UDC polesano Renato Borgate: “E’ chiaro il senso del discorso di De Poli: non vogliamo essere una provincia della Padania, ma una regione d’Europa. La battaglia contro la Lega tuttavia non deve dare luogo a una stagione di contrattazione con i partiti, ma casomai avviare un percorso di confronto che possa produrre progetti basati su programmi e non solo su istanze estemporanee”. Il riferiménto al ventilato ingresso in maggioranza dell’Udc a Palazzo Celio è chiaro. La prospettiva di avviare un discorso comune in vista delle prossimme comunali è più che concreta, ma per Borgato ogni possibile mossa pare proprio essere prematura.

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