Per i due posti ancora da assegnare è bagarre nel Pd: Rigoni e Bellan in pole
Tratto dalla Voce di Rovigo del 05/07/2009
PALAZZO CELIO Giunta, volata per le otto poltrone In sei quasi sicuri di un assessorato: Ennio, Mancia, Mto, GulmanelU, Mantovani e Brusco Francesco Campi ROVIGO – Ormai mancano poche ore alla formalizzazione della giunta provinciale: domani si riunirà la direziono provinciale del Pd per sciogliere le ultime riserve, mentre i socialisti indicheranno il loro nome. Poche ore nelle quali, tuttavia, le voci si moltipllcano e il totoassessore si fa incandescente. Vediamo allora di fare il punto della situazione. Tanto per cominciare la squadra di Tiziana Virgili si comporrà, come già per la giunta Saccardin, di otto assessori, anche se non è detto, però, che le competenze possano essere le stesse. Detto che la suddivisione dei referati seguirà lo schema 5-1-1-1 (cinque per il Pd, uno a testa per Idv, Ps e Su), fra i tanti nomi circolati, alcuni hanno preso particolarmente quota, quasi al punto da renderli “sicuri”. Le cautele comunque non sono mai troppe, visto che si tratta pur sempre di voci di corridoio. Sicuro di entrare in giunta pare per il momento essere solo Francesco Ennio, già assessore alle Politiche giovanili a Rovigo, che l’Italia dei valori ha ufficialmente indicato come proprio rappresentante nell’esecutivo. Per il Pd tré sembrano gli scranni già virtualmente occupati: uno da Giuliana CulmaneUi e rieletta nel collegio di Castelmassa, capogruppo Pd nel consiglio uscente, uno da Claudio Marzola, recordman di preferenze (2936), eia vicepresidente provinciale della Cna e presidente del consiglio comunale uscente di Occhiobello, e uno da Leonardo Raito, riconfermato assessore alla Cultura a Polesella e docente universitario. Nel Partito socialista, alte le quotazioni di Silvana Mantovani, assessore ai Servizi sociali di Porto Tolle. Ha poi altissime probabilità di sedere ancora al tavolo con la Virgili anche Guglielmo Brusco di Sinistra unita, assessore provinciale uscente e quasi sicuramente l’unico confermato della giunta Saccardin. Venendo, infatti agli altri possibili nomi, bisogna premettere che come criterio di scelta la linea del Pd e della Virgili sembra essere quella di escludere gli “ex”, da Cino Sandro Spinello (per il quale sarebbe comunque necessario aprire un capitolo a sé) a Giancarlo Chinaglia, passando per Roberto Zanetti. Un caso a parte sembrerebbe però quello di Laura Negri, che rispetto agli altri sembra avere qualche chance in più, sia il buon rapporto di collaborazione mostrato con la Virgili negli anni insieme in giunta, sia per la sua “antica” appartenenza alla Margherita, utile per riequilibrare le forze interne al Pd. Da questo punto di vista, molte più probabilità di entrare nel numero degli otto le ha Alessandro Rigoni, ex assessore all’Urbanistica e vicesindaco di Adria. A contendergli il posto “óarinoco” Tnf’atti nnl-rAHTvs essere solo Franco Grotto, ex socialista folgorato sulla via di Damasco pochi mesi prima delle elezioni e attualmente fra i papabili per la presidenza del consiglio. Restando fra gli ex socialisti, sono circolati anche i nomi di Nello Chendi e dell’assessore comunale Nadia Romeo, anche per una questione di incastri con gli incarichi negli enti partecipati, ma non sembra una strada percombile. Fra gli inquilini di Palazzo Nodari, invece, in molti vedrebbero bene a Palazzo Celio l’assessore alla Cultura Federico Frigato, che addirittura era stato fra i papabili alla presidenza e che incarna bene la nuova generazione del Pd. Come lui, anche Diego Crivellari, vicesegretario del Pd, il quale tuttavia sembra non mostrare interesse all’offerta che, a quanto pare gli era realmente stata rivolta in quanto il suo sarebbe un nome nuovo e al tempo stesso di peso e di garanzia. Un altro nome circolato è quello di Francesco Stocco, ex sindaco di Villadose, ma i suoi rapporti burrascosi con il segretario del Pd, seppur superati, lo chiamano fuori. In concreto, però, anche alla luce della necessità di dare ossigeno al Pd bassopolesano, sembrerebbe avere tutte le carte in regola per entrare in giunta Claudio Bellan, ex segretario della Margherita di Porto Tólle e ora coordinatore locale del Pd. Da Taglio di Po potrebbe essere “ripescata” l’ex sin- daco Margaret Crivellari, ma come Argia Savioli di Castelmassa, l’aver perso la poltrona di primo cittadino alle ultime elezioni sembrerebbe scontrarsi con la volontà di rinnovamento manifestata dalla Virgili. Una volontà che cozza contro la candidatura di Franco Vecchiattì, fino al 1994 vicepresidente della Provincia, nonché ex sindaco di fìcarolo dal 1982 al 1990. Per il Partito socialista un nome che va tenuto di conto è quello di Giorgio Crassia, ma il suo molo di sindaco di Castelguglielmo, pur non incompatibile a norma di legge, rappresenterebbe una forzatura. Sembrerebbe da scartare, invece, quello di Giovanni Ciribuola. Per Sinistra Unita, da valutare le possibilità Anna Lucia Riberto, che potrebbe rimanere fuori da Palazzo Celio: o diventa assessore, o entra in consiglio solo nel caso Brusco diventasse assessore e Matteo Masin si dimettesse.
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Tratto dal Corriere del Veneto del 05/07/2009 di Luigi Migliorini
Finalmente un politico polesano citato in un libro, tcrò se vi saranno «nuovi scenari». uscito da soli due mesi che è già un best seller (scritto da Sergio Rizzo, coautore con Gian Antonio Stella della «Casta») dal significativo titolo «Rapaci». Nel capitolo intitolato «La moltiplicazione delle poltrone», l’autore cita il palesano Mauro Mainardi che, come premio di consolazione per la mancata elezione a senatore, è stato nominato nel direttivo dell’Arcus Spa, ente – secondo Rizzo – inutile tanto che egli pone su tale società l’interrogativo: «Perche invece di chiuderla come sarebbe stato logico, i! Governo l’abbia voluto rilanciare con un consiglio d’amministrazione così politicizzato, è un dubbio più che legittimo». Commento ciò con l’assessore regionale Renzo Marangon, osservando che Mainardi non mi sembra un «rapace», ma semmai – se proprio si vuoi usare un’immagine ornitologica – una «gru». Renzo perplesso, obietta che da quando Mauro, prima delle elezioni Ostato designato coordinatore provinciale del Pdl, Io stesso ha scelto una «corte dei miracoli» (Marangon ha usato questa espressione più volte in interviste a vari quotidiani) di collaboratori, con cui tentare di eliminare tutta la c.d. vecchia guardia di Forza Italia. Di rimando ricordo a Marangon che coloro che, secondo lui, costituiscono la «corte dei miracoli», sono le stesse persone che gli hanno dato un aiuto determinante per battere, di stretta misura alle ultime regionali, Iginio Bendin. Sull’onda del «chi è senza peccato, scagli la prima pietra», Renzo in un certo senso mi rinf accia la cena segreta a tré Cioncarlo Galan – Renzo Marangon – Luigi Migliorini (chissà cosa c’entravo io che non sono mai stato ne di Forza Italia, ne del Pdl, in quanto allergico al culto della personalità). In effetti in quell’occasione Galan manifestò le sue perplessità per la ricon.ferma di Mario Borgatti a coordinatore provinciale di Forza Italia, nonostante che Mario avesse dalla parte sua 80% dei delegati, io proposi allora una soluzione «transattiva» che .fu accolta: Borgatti coordinatore, con Mauro Mainardi presidente provinciale, nonostante avesse con sé solo il 20% dei delegati. Poi, ad un pranzo successivo, sebbene l’attuale sindaco di Pòrto Viro Pupy Gennari ed il coordinatore dei giovani del Pdl Alessandro Duo fungessero da «pompieri» è scoppiata tra me e Marangon la guerra ed ora dopo mesi… l’improvvisa pacificazione. Perché? Potrei rispondere che la mia volubilità, .figlia della libertà senza condizionamenti, mi consente qualche «piroetta sul ghiaccio» della c.d. seconda repubblica, ma forse non è proprio così perché è giunto il momento che chi si è conquistato «sul campo» ampi consensi (come Marangon) meriti maggior attenzione di chi vive di luce riflessa: comunque visto che io e Renzo martedì sera avremo un incontro.
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II sindaco spiega: “Gli agenti non devono avere un compito di repressione, ma di assistenza”
Tratto dalla Voce di Rovigo del 04/07/2009 di Davide Sarzi
BADIA POLESINE – Da alcuni giorni i vigili urbani di Badia non girano più armati di pistola. O perlomeno non “in via continuativa”. Il sindaco Castone Fantato non ha firmato i decreti di assegnazione dell’arma che consentivano agli agenti di portare la pistola 24 ore su 24, decreti da rinnovare di anno in anno previa accertamenti dei requisiti psico-fisici e scaduti il 16 giugno scorso. Ma andiamo con ordine. La decisione di armare i vigili urbani era avvenuta con l’approvazione del “Regolamento comunale concernente l’armamento dellaPolizia locale” decretata dal consiglio comunale del 15 giugno 2006 che autorizzava i vigili a dotarsi di armi a scopo difensivo. L’alierà sindaco Paolo Meneghin aveva accolto la richiesta del comandante Piergiorgio Bressan che da tempo chiedeva alla giunta in carica di dotare gli agenti di pistola, viste le mutate funzioni svolte dal corpo di polizia locale che negli ultimi anni sono state rese più articolate e pericolose. Terminato l’iter previsto, costituito da un corso teorico e pratico di addestramento, dal 12 marzo 2007, con la consegna ufficiale delle pistole e la firma da parte del sindaco dei decreti di “assegnazione dell’arma individuale in via continuativa”, i vigili urbani cominciavano a svolgere i loro servizi estemi armati ed ogni agente diveniva responsabile della propria arma 24 ore su 24, con la possibilità di portarla in ogni servizio “estemo” e scegliere di riporla, al termine del turno, nell’armadio di sicurezza presso il comando o tenerla con se (ovviamente senza adoperarla) nella propria abitazione. Ogni anno i vigili, per ottenere l’abilitazione, dovevano superare gli accertamenti psico-attitudinaii presso l’Ulss 18 di Badia e due prove di tiro al poligono dì Ca’ Bianca. Ora le armi, con il mancato rinnovo dei decreti, non verranno tolte dalla dotazione, ma gli agenti non potranno più portarle in “via continuativa” e le pistole sa, ranno conservate sotto la custodia del responsàbile dell’armeria (il comandante o un suo preposto), per essere consegnate solo per determinàtì servizi che dovranno essere concordati tra sindaco e comandante della polizia locale in occasione, ad esempio, di pattuglie o servizi serali. Interpellato nel merito il sindaco Castone Fantato ha così motivato la sua decisione: “Come sindaco ed ufficiale di pubblica sicurezza più alto in grado all’interno del territorio comunale ritengo, in primo luogo, un pericolo il porto di un arma, innanzitutto per chi la porta e soprattutto in ambiti in cui non vi è alcuna necessità; Detto questo ho la convinzione che, sotto il profilo psicologico, l’avere un arma crei un atteggiamento più aggressivo, l’esatto contrario di quella che è la funzione del vigile urbano. Sono contrario alla figura del vigile ’sceriffo’, gli agenti di polizia locale non devono avere compito di repressione, ma di assistenza al cittadino. In secondo luògo i vigili Urbani svolgono solamente in via eccezionale una funzione di ordine pùbblico, le attività cosiddette pericolose sono istituzionalmente svolte da carabinieri e polizìa che, al di là di corsi e poligoni vari, hanno un esperienza ed una preparazione specifica di altissimo livello, non paragonàbile a quella dèi vigili. Con il comandante stabiliremo di volta in volta i servizi in cui i vigili potranno usare armati, negli altri casi gli agenti dispongono comunque di strumenti per la difesa personale come lo spray urticante e le manette”.
written by UDC Badia Polesine
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