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Crepe nel nuovo consiglio provinciale, la polemica di Vecchiotti
Tratto dal Resto del Carlino di Rovigo del 15/07/2009
LA NAVE di Tiziana Virgili, prima donna polesana alla guida di Palazzo Celio, è salpata ieri pomeriggio, Ma in acque perigliose. Il primo siluro è partito alle 17.30 e non arrivava dai banchi dell’opposizione. Ma da un battello corsaro che batteva bandiera Pd. Un attacco forse atteso, ma comunque micidiale. «Gulmanelli, Negri, Bellan, Mantovani, Raito in Giunta. Federico Frigato come presidente del consiglio provinciale. Ogni cirterio dichiarato è stato abbandonato. Competenze? Non pervenuto. Territorialità? Dispersa. Consenso? Da evitare. Se pensate a uno scherzo vi sbagliate». A parlare è Franco Vecchiatti, del Pd. Pochi minuti prima Tiziana Virgili ha salutato gli eletti in consiglio provinciale. Ha, con poche parole, disegnato la mappa politica della sua presidenza: «molto da fare su economia e lavoro per una provincia in sofferenza ma con grandi potenzialità». Per lei un applauso bipartisan. Poi le presentazioni di tutti i consiglieri. E ancora un applauso bipartisan. Roba da libro cuore. Ma c’è Franco Vecchiatti a gelare l’atmosfera. Lo sottolinea: «Non è uno scherzo». E’ un attacco politico al cuore della squadra della presidente. E al modo in cui è stata costruita. «Partiamo dal criterio territoriale e del consenso: due assessori Pd all’estremo Polesine occidentale. Dove ha vinto il centrodestra e ha vinto Contiero. Due assessori Pd all’estremo Polesine orientale, dove “non si vince neanche al secondo turno. Frigato e Spinello dovevano avvertire prima il Partito Democratico ú registra pacato ancora Franco Vecchiatti mentre Andrea Bimbatti del Pdl lo guarda incantato, auasi dicesse «è troppo bello, sto sognando» ú se volete avere buone probabilità di diventare assessori provinciali cercate di non vincere nei vostri Comuni. Tanto il consenso non frutta assessorati». Niente giri di parole. Il ‘j’accuse’ è alla dirigenza del Pd, rea di aver lasciato mori dal balletto delle poltrone le vecchie zone rosse dove il partito ha tenuto, con buona pace della Margherita. La fronda non la fa soltanto Vecchiatti: «Parlo per me ma anche per Bolognesi, Rigoni, Marzola». Tutta gente che ha portato voti e si è trovata in mano un pugno di mosche. E vuole invece portare a casa qualcosa. «Propongo Claudio Marzola presidente, al posto di Federico Frigato». Il vascello corsaro non vuole mica affondare la Virgili: c’è di mezzo dell’altro. E viene il sospetto che il siluro sia partito in dirczione di Gabriele Prigato e del suo gruppo dirigente. «Gli ex Margherita coprono questi incarichi ú e Vecchiatti snocciola un lungo elenco ú ma la maggior parte del consenso viene dai Ds e noi non siamo figli di un Dio minore. Non era stato Gabriele Frigato a chiedere un riequilibrio?». Un riequilibrio che, secondo Vecchiatti, non c’è stato. A questo punto la nave della Virgili è in piena tempesta. La presidente dice, con la grinta che la contraddistingue, di prendersi la responsabilità della scelta della squadra. Franco Grotto, del Pd, cerca dì mediare. Claudio Marzola, ancora Pd, rincara la dose. «Confermo la mia stima personale alla Virgili ma qualcuno sta usurpando il mio posto». C’è una sospensione. L’opposizione si sveglia dal torpore al rientro. E comincia ad attaccare, ma pigramente, come una squadra che sa già di esser passata in promozione. I leghisti Gibin e Contiero: «spettacolo indecoroso, come affronterete i veri problemi partendo così?». Bimbatti e Avanzi: «una partenza piena di contraddizioni, maggioranza già spaccata». Poi si passa al voto. Ed è tutto sul filo del rasoio. Sono le 18.30. Frigato viene riproposto alla presidenza. Passa dodici a undici. Marzola, Pd e la Riberto, Sinistra Unita non lo votano. Marzola si astiene. Riberto esce dall’aula. Il voto di Frigato è determinante per la sua stessa elezione. Vicepresidente Ivano Gibin, Lega Nord. Eletto con i voti dell’opposizione e di Virgili e Frigato, sembra una sòrta di ‘gentleman’s agreement’. Oppure di non belligeranza. Tanto di guerra, fino alle sette di sera, ora di chiusura del primo consiglio provinciale dell’era Virgili, se ne è vista abbastanza.
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