giu 27

Stroppa: «Un gesto idiota»

Tratto dal Resto del Carlino del 27/06/2009

DA ALCUNI GIORNI in città sono comparse in più luoghi, tracciate con bombolette spray le famigerate croci uncinate all’intemo di un cerchio rosso, simbolo meglio conosciuto come la famigerata svastica che venne fatta propria dal regime nazista. Una di queste come si nota in bella evidenza è stata tracciata da mano esperta a lato dell’ingresso della sede del Pd in via Cigno. A notare la cosa, tra i primi, un cittadino che abita vicino alla sede. E’ il signor Nadir Formigaro che per primo ha commentato rimbecillita del gesto, affermando che «la mamma dei cretini è sempre gravida» senza dimenticare il fatto che chi commette atti simili non conosce nemmeno il significato di ciò che sta facendo. IL COORDINATORE badiese del Pd, Gianni Stroppa, intanto, da parte sua informato dell’accaduto, premette che è la prima volta che alla sede succede una cosa del genere e afferma inoltre che si tratta decisamente di un fatto frutto di idiozia e imbecillità manifeste. Fatto che, comunque, auspica resti episodico e che pur non meritando commenti particolari va sicuramente poco enfatizzato per non dare troppa visibilità agli autori di tali gesti. STROPPA spiega anche che va sottolineato come tali svastiche siano comparse in più luoghi di Badia Polesine, come ad esempio in viale Stazione e nel parcheggio interno Arena con l’aggiunta delle scritte «Raus Immigrati o Raus Marocco». Da sottolineare che non molto tempo fa mani ignote avevano tracciato svastiche nere sul nuovo cippo commemorativo posto sili luogo dell’eccidio della famiglia Rossi avvenuto ad opera delle truppe tedesche in ritirata. Oltre questo, sempre ad opera di mani ignote, erano state danneggiate gravemente le lapidi sepolcrali di vittime dei soldati del Reich. Sepolture poste all’interno del Cimitero Monumentale. Badia, purtroppo non è nuova ad atti vandalici di questo genere.

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giu 27

II consigliere Franchi replica all’ex assessore

Tratto dal Resto del Carlino del 27/06/2009

HA 23 ANNI, originario di Ficarolo, studia medìcina all’Unìversità diFerrara ed è il consigliere provinciale più giovane a sedere tra i banchi di palazzo Celio. Determinato, Franchi;risponde agu attacchi rivolti l’altro giorno dal consigliere provinciale di maggioranza, Guglielmo Brusco, alla Lega Veneta: sul piatto, ovviamente, la questione della sanità e del San Luca in particolare. Chiamato direttamente in causa da Brusco, che ha additato il Carroccio come il responsabile dei problemi della sanità polesana, il giovane consigliere replica: «Mi dispiace non potermi occupare di sanità e non poter guidare in prima persona il rilancio del San Luca. Purtroppo in questi cinque anni ú dice ú assisteremo al solito teatrino di Brusco che invece di lanciare proposte per far ripartire la nostra sanità, continuerà ad andare tutti i giorni sui giornali denunciando le carenze delle nostre strutture e alimentandoú aggiunge ú la percezione negativa attorno a queste. Ho già visto che invece che cercare una reale collaborazione con l’assessore regionale Sandri per il rilancio del San Luca, ha già iniziato l’attacco con strumentali accuse politiche che dimostrano come il suo obiettivo non sia aumentare i servizi sanitari per i polesani ma aumentare i voti per il suo partito e tentare di toglierne alla Lega». Franchi invita a guardare agli ultimi cinque anni dell’era Brusco, fino a qualche giorno fa assessore provinciale alla Sanità: «Al San Luca si è passati da 13 primari a tré. E ora non credo che la Regione abbia voglia di investire in un territorio dove trova come referente uno degli ultimi comunisti rimasti in Veneto: se Brusco continuerà di questo passo ú osserva il giovane consigliere leghista ú il San Luca diventerà un ospizio». Quanto all’analisi delle provinciali, Franchi è soddisfatto per il risultato ottenuto, a livello provinciale, visto che «a Ficarolo la Lega è passata dal 10 al 30% in un anno e dal 15 al 20% in tutto il mio collegio, tra l’altro espugnando un feudo trazionalmente di sinistra, proprio a ‘casa di Brusco’: Trecenta». Quanto ai progetti politici per il futuro la proposta di Franchi è quella di costituire un’assemblea permanente «con i rappresentanti di tutti i partiti del centrodestra, compresi Nuovo Psi, Udc, Forza Nuova e la Destra di Veronese, per affrontare insieme le sfide del futuro e uscire ‘èofa un’unica voce sulle principali tematiche della poetica polesana». [ Maristella Carbonin Chi è A 23 anni tra i banchi di Palazzo Celio LA CARRIERA politica di Franchi inizia nel 2006 quando, in quota ad An, viene eletto nel consiglio comunale di Ficàrolo con un numero altissimo ài preferenze. Tanto da risultare ‘consigliere anziano’ ed avere l’onore di ornare, con la fasda tricolore, la spalla del sindaco Antonella Mantovani. Si mette subito in evidenza per la battaglia in favore di una ‘rinascita’ dell’ospedale di Trecento e per impedire la costruzione delle centrali a biomasse. Il suo modo di operare 10 mette in contrasto con l’onorevole Luca Belletti. Abbandona il partito di Fini alla vigilia delle elezioni politiche dello scorso anno. Viene accolto, a bracco aperte, dalla Lega che lo candida alle provinciali nel collegio di Trecento, patria di BeSotti e del suo amico-nemico Brusco. Una campagna elettorale fatta andando, porta a porta, a parlare con tutti gli elettori, oltre che di Trecento, di Ficàrolo, Canda e Bagnolo, gli ha fatto ottenere il terzo posto tra i 24 candidati del partito di Bossi. E quindi l’accesso in consìglio provinciale fin dal primo turno. Franchi sta continuando gli studi in medicina e chirurgici, presso /’ateneo estense, con ottimi risultati: è in parità con gli esami, superati quasi tutti con 11 massimo dei voti.

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giu 27

L’assessore: «Era il candidato sbagliato»

Tratto dal Resto del Carlino del 27/06/2009

 CONSIGLIO al segretario provinciale della Lega di prendere un mese di ferie, di raffreddare il cervello e pensare bene prima di parlare. Sono pronto anche ad un confronto pubblico con lui. Sa benissimo come sono avvenute le trattative per scegliere il candidato», \^\ Renzo Macangon-decide dnusoce allo scopertosedi-difcaclersi. Lo fa: con una eonfeHZàstt(Hapanel;cerso della quale spedisce al mittente le accuse di «franco tiratore» e di aver architettato un complotto per far perdere Contiero. «Se fossi in grado di spostare 30mila voti (quelli persi fra il primo turno e il ballottaggio dal leghista) sarei un fenomeno. Faccio politica con passione e sono sempre stato positivo. Le possibilità per vincere al primo turno c’erano, ma Contiero non era il candidato idoneo. Quando si perde si cercano sempre dei capri espiatori, ma accusare me è una corbelleria». Brucia ancora la sconfitta del Pdl in Provincia. Una sconfitta secondo Marangon annunciata: «Contiero non rappresentava la sintesi di un ragionamento politico». Ed è per questo che l’assessore regionale individua i veri responsabili della disfatta nei vertici provinciali del Pdl: «Una classe dirigente priva di tegìttiiriità pcjpólare. E questi sono i risultati. ®aa classe dirigente che haiattuato un véro e proprio regolamento di conti sei confronti miei e di Mario Borgatti. E cioè di quella parte n’on elitaria del partito, ma autentica espressione di quelle famiglie che hanno fattogrande il Polesine». Inutile nascondere che bersaglio di Marangon sono il coordinatore nrovinciale del Pdl. Mauro Mai- nardi e il suo vice. Luca Bellotti: «due autoreferenziati che si guardano allo specchio». «Mainardi e la sua piccola corte dei miracoli ú dice Marangon ú volevano far fuori gli amici di Marangon e Borgatti, meno male che entrambi hanno fatto pochi danni nei Comuni (vedi Castelmassa, Castelnuovò, Bergantino, ecc.). La sconfitta alle provinciali rappresenta il fallimento di questa classe dirigente. E’ una vergogna, visto anche il potenziale che aveva a disposizióne. Si poteva vincere al primo turno, tranquillamente». Marangon è un fiume in piena: «E’ stata una campagna elettorale fredda, senza idee, senza il coinvolgimento delle persone. Non si possono vincere le elezioni con gli slogan, bisogna credere in un programma. Ai comizi di Contiero la gente fuggiva terrorizzata. E gli errori si pagano». Ma non restano solo macerie attorno al Pdl polesano: «Presto sorgerà un’associazione politico-cultuale con lo scopo di inségna- ó-se a fare politica, per selezionare la classe dirigente. Il rispetto delle persone si guadagna sul campo. Non perché si è nominati dall alto. Per questo prevedo una nuova stagione fatta di politica e confronti, non di politicume. Bisogna smetterla con lo spontaneismo personale dei dirigenti, non ci si può improvvisare tali». A chi gli domanda se la sconfitta del Pdl alle provinciali influirà sulla sua possibile ricandidatu- regionale, Marangon -risponde: «Non sono io che decido, Messuno è sicuro, ma non ho motivo di pensare òhe non sarà così. Credo che a temere per questa sconfitta debba essere qualcun altro».

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giu 27

II Pdl replica al segretario della Lega

 Tratto dalla Voce di Rovigo del 27/06/2009

ROVIGO – La parola d’ordine è stemperare i toni. Senza però lasciar cadere nel vuoto le accuse. All’indomani dell’amaro sfogo di Antonello Contiero che, deluso dall’esito elettorale, ha attaccato gli alleati dichiarando che la Lega è pronta a correre da sola anche per Palazzo Nodari. “Aveva detto così pure le provinciali, poi ha cambiato idea. Certo una riflessione è necessaria”. Il capogruppo del Pdl Andrea Bimbatti getta acqua sul fuoco e prova a pensare positivo. “Alle politiche dello scorso anno, così come alle europee al primo turno delle amministrative, il centrodestra ha ottenuto un risultato positivo. Siamo maggioranza, ma c’è una minoranza che riesce a vincere pur avendo solo il 25% dei consensi. Sicuramente dovranno essere chiarite e sanate alcune situazioni anche in casa Pdl. E spedalmente su Rovigo, capire come mai c’è stato tanto astensionismo. L’alleanza con la Lega non va comunque messa in discussione. Quello di Contiero è uno sfogo comprensibile, ma quando si vince, si vince insieme e lo stesso se si perde”. La pensa così anche Matteo Zangirolami, che tuttavia mantiene un tono più sfumato. “Quanto accaduto merita un’attenta analisi e riflessione. Preferisco però esprimermi dopo aver valutato e ponderato ogni cosa”. Insomma i panni sporchi si sciacquano in famiglia. Quel che è certo, aggiunge Zangirolami, “è che dopo aver perso la Provincia non possiamo permetterci il lusso di arrivare divisi all’appuntamento con le comunali”. Più netto e senza mezzi termini Nicola Settini, che già all’indomani del voto aveva criticato la scelta di puntare su Contiero. “Ho trovato patetici certi attacchi esono sicuro che non ci saranno conseguenze.

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giu 27

L’assessore: “Contiero? Programma inesistente”

Tratto dalla Voce di Rovigo del 27/06/2009

 ROVIGO – E adesso la frattura sembra davvero insanabile. L’assessore regionale Renzo Marangon, interrotto il silenzio stampa degli ultimi giorni, sintetizza in tré punti la sconfitta del Pdl. Parole dure. al vetriolo, che non risparmiano i vertici e il candidato Contiero. Nel mirino finiscono il coordinatore Mauro Mainardi e il suo vice Luca Belletti. L’emarginazione della classe dirigente marangoniana, una campagna elettorale condotta malamente, gli scopi dell’improvvisata classe dirigente: ecco i motivi che fanno letteralmente infuriare Renzo Marangon. E’ un attacco senza peli sulla lingua, quello dell’assessore: “Siamo stati totalmente esclusi e ignorati nella composizione delle liste, senza il minimo coinvolgimento nella campagna elettorale”, inizia la reprimenda nei confronti di Mainardi e Belletti. “La nostra presenza è sempre stata vista con diffidenza dalla famosa corte dei miracoli”, spiega l’assessore. Se le premesse erano positive, non si è rivelato altrettanto favorevole il responso delle urne come afferma Marangon: “Non si respirava un clima del genere dal 2001; il vento spirava forte e si poteva vincere al primo turno con un margine considerevole”. Marangon lo ripete, tra convinzione e provocazione, più volte nel corso della conferenza: “Se avessimo guidato noi la campagna elettorale, già al primo turno un 55% era assicurato”. Le cause della debacle vengono presto svelate dall’assessore. “La politica è fatta di programmi e obiettivi, mentre nel centrodestra esistono due vedute differenti”. Marangon separa le due visioni politiche: “C’è la corrente elitaria composta da nomine e slogan, contrapposta alla nostra parte, caratterizzata da un solido e popolare radicamento sul territorio”. Ecco l’ennesima bacchettata: “Non siamo quelli delle ‘feste ad Albarella”. Insomma, Marangon e i suoi sostengono di essere stati i veri obiettivi di una strategia particolare. “Il problema vero è che Mainardi e Belletti hanno esercitato il loro piccolo potere contro gli amici di Marangon e Borgattì per un semplice regolamento di conti interni”. “L’unica provincia rimasta al Pd, è una vergogna t’aver gettato al vento una simile opportunità. Per vincere occorrono carica e motivazioni, con un progetto serio che valorizzi il Polesine. Non coinvolgerci è stato un peccato mortale”. Arrivano le solite punzecchiature rivolte a Contiero, affermando che “la gente fuggiva ai comizi elettorali “. Ciò che preme maggiormente all’assessore è aver sprecato un’opportunità unica, costituendo una filiera unitaria assieme a Regione e.Governo. Lo sfogo più piccato di Marangon giunge al cuore nevralgico del partito: “II potenziale era davvero alto, abbiamo assistito, invece, al fallimento epocale di questa classe dirigente”. In quanto all’accusa emersa dopo la prima ondata elettorale, Marangon replica così: “Mi hanno accusato di essere un franco tiratore: tutto ciò è una corbelleria, una banale sdocchezza”. Con la proverbiale ironia, l’assessore aggiunge: “Sa,rei stato un fenomeno politico se avessi spostato addirittura 3pmila voti”. L’attenzione si sposta sulle accuse mosse da Contiero a Marangon: “Sono disponibile a un confronto pubblico, e visto che lui ha avuto la dabbenaggine di citarmi gli consiglio di prendersi un mese di ferie, adatto per raffreddarsi il cervello”. Parole veramente al veleno, che probabilmente accenderanno l’ennesimo botta e risposta. “E’ stata una campagna elettorale condotta in toni freddissimi – prosegue – il voto è una sintesi di programmi e intenzioni, un progetto trasdnante e costruttivo che non è assolutamente emerso”. Marangon trae l’amara conclusione: “In tale modo, l’elettorato non si è rispecchiato nella candidatura, preferendo scelte diverse”. Quale futuro per il gruppo marangoniano? L’assessore indica la strada da seguire: “Alfabetizzeremo l’elettorato, daremo vita a una nuova associazione culturale, perché il rispetto e il voto delle persone si guadagnano sul campo”.

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giu 27

Parla Cristian Sartori dell’Udc alle prese con l’organizzazione del Ferragosto

II neo assessore: “La biblioteca e il museo civico dovranno essere eccellenze della nostra città”

Tratto dalla Voce di Rovigo di Davide Sarzi

BADIA POLESINE – La nostra carrellata di presentazione dei nuovi assessori, della giunta Fantato, iniziata con il giovanissimo assessore allo sport ed al commercio Marco Faggion, prosegue con un altro giovane assessore alla prima esperienza. Si tratta di Cristian Sartori, 36 anni, neo assessore alla cultura ed ai servizi sociali dell’Udc, fresco del “battesimo consiliare” di mercoledì scorso e già indaffaratissimo nell’affì-ontare il primo scoglio in capo al suo referato: l’organizzazione del Ferragosto badiese. Come sono state le prime settimane nel nuovo ruolo di assessore? ó “E’ stato un periodo molto impegnativo, d’altronde l’assessorato è più ampio e le responsabilità maggiori. I servizi sociali, ad esempio, sono un aspetto molto delicato dell’apparato comunale e molto tempo l’ho dedicato a conoscere il personale degli uffici che fanno riferimento alle mie competenze. Personale che ho trovato molto preparato, competente e motivato e che ha continuato con profìtto l’attività anche durante il periodo di commissariamento”. Neanche il tempo di insediarsi e subito un banco di prova molto delicato con il Ferragosto badie’ se da organizzare in breve tempo… “Insieme all’assessore Faggion, con il quale condivido l’impegno, mi sto muovendo sin dal primo giorno per organizzare la manifestazione, particolarmente sentita dalla cittadinanza e che costituisce una responsabilità onerosa sia dal punto di vista economico che dal punto di vista del tempo da dedicare alla pianificazione. Abbiamo chiesto uno sforzo particolare alla Pro loco ed agli operatori economici che stanno mettendo il massimo impegno e stiamo lavorando per avere spettacoli di buon livello che possano essere sponsorizzati in tote da privati. Cercheremo di dare un servizio di qualità con alcune innovazioni rispetto agli anni passati, mantenendo alcuni appuntamenti tradizionali come gli spettacoli in piazza e L’assessore alla cultura Cristian Sartori rimanendo all’interno delle disponibilità economiche che riusciremo a raccogliere nel poco tempo a disposizione, essendoci insediati solo un paio di settimane fa e non avendo a disposizione nessuna risorsa finanziaria in bilancio per questo tipo di eventi”. Parliamo di cultura, un settore che a Badia sembra aver bisogno di nuovo slancio… “Per quanto riguarda la cultura abbiamo alcuni punti che vanno sicuramente valorizzati, come la biblioteca ed il museo civico chepossono diventare eccellenze per la nostra città e potranno trovare una nuova e miglior collocazione nel prossimo futuro. Stiamo infatti aspettando la fine dei lavori di ristrutturazione dell’Abbazia della Vangadizza e del Teatro Sociale che diventeranno due poli di attrazione fondamentali grazie all’impegno profuso dalle precedenti amministrazioni. A noi spetta ora il compito di valorizzarli e metterli a disposizione della comunità”. Il suo assessorato prevede anche la delega all’istruzione? “Si, tra l’altro ho già avuto un primo incontro con i genitori alla festa del nido e prossimamente incontrerò anche i genitori della materna. L’anno scolastico è ormai avviato alla fine, ma avrò modo fra non molto di incontrare dirigenti e personale dell’istituto comprensorio e delle scuole superiori per i quali l’amministrazione dovrà essere un importante supporto vista l’importanza che i no- siri istituti rivestono quale polo scolastico dell’alto polesine”. Torniamo alle elezioni: questa è stata la sua prima campagna elettorale, quali emozioni? “È’ stato un impegno faticoso ma appagante, un’esperienza estremamente positiva che mi ha permesso di conoscere tanta gente e fatto apprendere diverse realtà di cui non ero a conoscenza. Il quotidiano contatto con gli altri mèmbri della lista, il sentirsi parte di una squadra con un obbiettivo comune è stata un’esperienza di vita entusiasmante, un’esperienza che sta continuando con l’ottimo affiatamento che ho trovato con gli altri assessori. La cosa che mi ha però indubbiamente fatto più piacere è stata la possibilità di rapportarmi con un gruppo composto da tanti giovani, molti dei quali entrati in consiglio comunale e con i quali ho instaurato un ottimo feeling”. Laureato in giurisprudenza con una tesi sulle “Politiche ecclesiasdche del governo Ciolitti”, sta preparando una nuova tesi di laurea… “In questi giorni sto preparando la tesi per il diploma di laurea triennale di lettere e filosofia, con una tesi ancora senza titolo, Vangadizza”.

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giu 27

Silenzi dopo il direttivo del PD

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 27/06/2009

All’apertura della prima Festa Democratica del Polesine a Borsea non poteva mancare la prima donna di Palazzo Celio, la neoeletta presidente della Provincia Tiziana Virgili, con tutto l’entourage di colleghi di partito che l’hanno sostenuta durante la campagna elettorale. Entusiasta per la riuscita della prima giornata, pioggia a parte che ha un po’ rovinato la serata, la coordinatrice rodigina Cinzia Sivier: «È una grande soddisfazione per noi – afferma – poter festeggiare qui la vittoria delle elezioni provinciali. Un occasione per ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto e per incontrare di persona i cittadini». A servire ai tavoli, nelle cucine e ai vertici dell’organizzazione della manifestazione anche moltissimi giovani vicini al partito. « Quest’anno illustra Sivier – sono davvero tanti i ragazzi impegnati in questa festa annuale. Un segno molto positivo di interesse verso la vita del partito proprio da parte di quei giovani che troppo spesso vengono tacciati di essere disinteressati alla politica». A fianco di Tiziana Virgili e di Cinzia Sivier durante l’inaugurazione c’erano tutti i volti noti del centrosinistra polesano: il sindaco Fausto Merchiori, il consigliere regionale Carlo Alberto Azzi, l’assessore ai Lavori Pubblici Graziano Azzalin, l’ex assessore provinciale socialista Gianni Nonnato, l’amico Francesco Ennio dell’Italia dei Valori che ha sostenuto Virgili nella sua corsa vero palazzo Celio. «Questa manifestazione – spiega Azzalin – è l’espressione del radicamento del partito nel territorio. Un’occasione d’incontro con i cittadini oltre che un momento di svago. Sono in programma infatti vari incontri pubblici e dibattiti che illustreranno ai cittadini quello che è stato fatto dagli assessori del Partito democratico per la nostra città. Inoltre questa festa è un’ottima occasione per autofinanziarsi». Carlo Alberto Azzi si dice entusiasta per l’ottima risposta degli elettori al ballottaggio dello scorso fine settimana. «È stata una bella soddisfazione – afferma il consigliere regionale – che ha colpito un po’ tutti, tanto che a palazzo Ferro Fini anche i colleghi degli altri nartiti hanno fatto i comniimenti ner la nostra vittoria». Assente giustificato il coordinatore provinciale Gabriele Fugato impegnato nell’incontro della direziono del Pd per i primi accordi per la nuova giunta di palazzo Celio che affiancherà la Virglili nei prossimi cinque anni. Al momento però i nomi dei futuri assessori restano ancora top secret. Sivier assicura però che Frigato sarà impegnato durante tutta la manifestazione come volontario. Prossimo appuntamento domani (domenica 28) alle 21 con il dibattito politico con il direttore de L’unità Concita De Gregorio.

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giu 27

Il leghista amareggiato non ne vuole più sapere del Pdl

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 27/06/2009

Sconfitto dalla vecchia politica. Caduto a un passo dal successo per colpa dello sgambetto di chi non vuole il rinnovamento. I responsabili? «Ex democristiani, pensionati della politica, che però non sarebbero di Rovigo ma addirittura di Padova». L’analisi della débàcle al ballotaggio che fa il candidato perdente Antonello Contiero sarà pure di parte ma indica responsabilità precise. Tuttavia, dopo le dichiarazioni di 48 ore fa in cui il leader leghista puntava l’indice contro ben individuabili responsabili all’interno e intomo al Pdl di estrazione ex democristiana – tanto che l’assessore Renzo Marangon si è sentito direttamente preso in causa e ha reagito nel modo che si legge a fianco ieri il segretario del Carroccio polesano ha corretto leggermente il tiro. Smentisce di aver fatto il nome di Marangon e dichiara di non voler mettere lingua sulla beghe che stanno lacerando il Popolo delle libertà. «Sono questioni che non mi riguardano – precisa -. Di Marangon non voglio parlare. Ognuno si faccia le analisi del voto a casa propria. Martedì prossimo farò una conferenza stampa in cui illustrerò quanto accaduto in questa tornata elettorale e che avrà valore di pietra tombale su tutta la vincenda. Poi, chiuso. Non se ne deve più parlare». Eppure basta un accenno e Contiero ritoma sulla scena del dramma senza sottrarsi. «Ma mi volete spiegare perché a Belluno o Venezia vincono i candidati della Lega con il 45 per cento al primo turno e io che avevo il 49 ho perso contro chi aveva il 35 per cento? C’è stato o no qualcosa di strano? Oppure sono stati i leghisti a votare la Virgili?». Contiero insomma individuerebbe in una manovra trasversale messa in atto da ambiti ristretti che gravitano a margine della politica attiva, la causa ultima dell’andamento per lo meno anomalo del ballottaggio. Si parla di incontri a Monselice tra ex democristiani per bloccare il rinnovamento che la Lega vuole imporre alla politica regionale e locale. Lui, quindi, altro non sarebbe che la vittima di una sorta di conservatorismo intemo al partito degli alleati pidielmii. Lotte intestine guidate da logiche personalistiche o al massimo per gruppi ristretti. «Posso solo dire che se le cose stanno così, abbiamo imparato la lezione. Stiano pur certi che non ci faremo sorprendere una seconda volta – sbotta il segretario leghista – Meglio soli che male accompagnati. Noi andiamo dritti per la nostra strada con i nostri valori e le nostre idee. Tra due anni si voterà per il Comune di Rovigo. E lì ci presenteremo da soli. Così si saprà chiaramente verso quale obiettivo si punta».

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giu 27

L’assessore regionale analizza il ballottaggio per la Provincia e denuncia: «Feste ad Albarello invece di contattare la gente» 

 Marangon durissimo con i vertici del Pdl: «Mainardi e Bellotti volevano un regolamento di conti»

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 27/06/2009

Solo la vittoria avrebbe suturato lo strappo. La conquista della Provincia, sommata alla sequela di Comuni grandi e piccoli accaparrati, avrebbe smorzato le polemiche privando gli attuali vertici del Pdl polesano di un alibi per castigarlo e lui di un motivo per delegittimare definitivamente chi lo ha accusato di tradimento e combine. Invece il verdetto delle urne è stato implacabile, ed ora a Renzo Marangon – il franco tiratore, secondo il coordinatore del Pdl Mauro Mainardi, o il doppiogiochista a parere del candidato trombato Antonello Contiero (anche se il leghista ieri ha smentito di essersi riferito a lui, come si legge nell’articolo a fianco) – non resta che mostrare i muscoli, estrarre gli artigli, digrignare i denti. Lo fa alla sua maniera miscelando sarcasmo e stilettate. Confessa di aver vissuto, dal momento della sentenza elettorale avversa a Contiero, cinque giorni di serio imbarazzo. Esordisce parlando dell’emarginazione subita da lui e «da chi ha governato benissimo Forza Italia». Si sofferma sulla conduzione della campagna elettorale e sui veri scopi della classe dirigente che guida il Pdl polesano. «Ci hanno ignorato, escluso, mai coinvolto spiega Marangon -. Addirittura la nostra presenza è stata vista con fastidio dai coordinatori e dalla piccola corte dei miracoli che li attornia. Se avessi gestito io questa campagna elettorale avremmo vinto al primo turno con il 55 per cento dei voti». L’analisi della sconfitta mette sulla graticola i vertici del centrodestra. «Avete visto materiale consegnato ai cittadini? Forza Italia contava oltre quattromila iscritti. Quale mobilitazione credete ci sia stata? La Strategia deiremaremazione non poteva che provocare questo risultato. Quanto al profilo politico, si dovrebbero portare in campo programmi, obiettivi e modus operandi. Invece si è scontrata una concezione elitaria e autoreferenziale di intendere la politica con il nostro radicamento sul territorio che si interfacciarsi sempre con l’elettorato. Si sono preferite le feste ad Albarella e un approccio borghese con l’elettorato, invece di intercettare il voto moderato e cattolico, le esigenze delle famiglie e di chi lavora e ha fatto grande questa provincia a dispetto delle lentezze del centrosinistra». Insomma Mainardi e Belletti, secondo Marangon, andrebbero processati. «Avevano in mente un regolamento di conti interno. E per fortuna loro che il Pdl si è assicurato comuni importanti come Lendinara, Porto Viro o Castelmassa». Marangon ne ha anche per Contiero che lo ha accusato di aver avuto contatti sospetti con il segretario provinciale del Partito democratico Gabriele Fugato. «Che fosse il candidato meno idoneo a vincere lo sapeva anche lui. Glielo avevamo detto in faccia prima della nomina di Mainardi a coordinatore. Adesso il gioco dell’ipocrisia è particolarmente gettonato ma in un contesto territoriale che ha estrema necessità di crescere, non si fa campagna elettorale senza idee. Non si vince ripetendo banali slogan di altri. La filiera govemo-regione era ideale, invece Contiero si’è esibito in comizi terrorizzanti. La gente se ne andava dalle piazze. È stato un fallimento epocale e senza appello: una vergogna. Questa classe dirigente accattona con due autoreferenziati che si danno ragione davanti allo specchio, deve prendersi la propria responsabilità. Quanto alle accuse di Contiero, gli consiglio un mese di ferie e tanta camomilla. Raffreddi il cervello e se vuole un confronto pubblico con me, sono pronto». Da ultimo l’annuncio: «Inaugureremo a giorni un’associazione di alfabetizzazione politica». Aperta a tutti? «Certo, anche alla Lega. Che ne ha una sua ma che non funziona bene».

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giu 27

Il mandato inizia male. Fantato: «Parole inopportune

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 27/06/2009

Marcello Ferreri (Pdl) come Luca Rossetto (Pdl), ma cinque anni dopo: 24 giugno 2009, 30 giugno 2004. D paragone ci sta tutto, ma non si sa chi la prenderà meglio. Torniamo al consiglio comunale di mercoledì, il primo del mandato 2009-2014. H sindaco Fantato ha appena presentato gli assessori e invita tutti i consiglieri ad andare a mangiare qualcosa allo stand gastronomico del torneo di calcio in corso al campo Caenazzo Boldrin. «Mi piacerebbe ripristinare una tradizione che avevo introdotto durante il mio primo mandato per stare insieme: ovviamente ognuno paga la sua quota, io offro da bere». Scoppia l’appluaso del pubblico, dei consiglieri di maggioranza e di Barbieri ora all’opposizione. Sembra finita, ma alle 20.16, rompendo la prassi, si alza l’ex assessore Marcello Ferreri e prende la parola per dire: «Scusate se parlo, ma mi devo abituare a fare opposizione». C’è imbarazzo anche fra i suoi perché Meneghin (il capogruppo) è preso alla sprovvista, ma Ferreri continua con una lunga disamina della situazione politica locale e provinciale: critica il Pdl (non è andato a votare per Contiero) e anche la Lega nord rea di essersi alleata con Fantato. [ presenti si infastiscono per un intervento non previsto, qualcuao mormora «Basta!», Fantato interviene: «Non si preoccupi, consigliere: se continua così all’opposizione ci starà un bei po’». La gente applaude, Barbieri è stizzito e al pubbbico dice che lon si può applaudire. Ferreri va ivanti con le sue critiche e sulle scelte di alcuni assessori, e ag- detta nei confronti del capo settore tecnico Iginio Bendili (rimane dipendente comunale, ma senza la qualifica dirigenziale, ndr) che ha sicuramente la colpa di non pensarla politicamente come questa maggioranza. Metodo tipico della sinistra: colpirne uno per educarne cento». Poi con sarcasmo attacca Remo Zanellato, referente locale dell’Ascom, che ha sempre criticato Ferreri sul Ferragosto badiese. «Se non l’avete ancora contattato vi consiglio di farlo, è innovativo». Fantato gli risponde subito. «Non concordo sull’opportunità di questo intervento. Se ragionate con la logica del manuale Cencelli sbagliate mira e per quattro motivi: gli assessori sono di mia nomina. Ho io la responsabilità diretta di ogni azione anche nei confronti del personale. Ho fatto un patto con delle persone e non con i partiti. Rispondo solo al partito di Badia e dei badiesi. Se mi rendessi conto di non riuscire a reggere il timone con fermezza c’è una sola soluzione: me ne vado a casa». Adino Rossi (Tré Torri) si dichiara d’accordo con Ferreri e annuncia un’opposizione costruttiva e critica la Lega nord. n capogruppo di maggioranza Goia boccia Ferreri: «Lo stile è un’altra cosa». Cosa c’entra Rossetto? La sera del 30 giugno 2004 al primo consiglio comunale del Meneghin ter si è alzato e ha chiesto polemicamente, erano le 20.52, perché non era stato portato il conto consuntivo 2003: non gli ha risposto nessuno. A Ferreri è andata meglio.

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