mar 07

In Consiglio Comunale si è giunti all’epilogo della giunta anomala che aveva perso il sostegno degli esponenti del centro sinistra

Il sindaco si dimette ma annuncia che sarà candidato alle prossime amministrative: ” Ho voglia di battermi”

Tratto dal Gazzettino del 07/03/2009 di Paolo Aguzzonisca7 150x150 Meneghin getta la spugna, arriva il commissario

Paolo Meneghin (Fi) si è dimesso da sindaco di Badia Polesine;le sue dimissioni comportano lo scioglimento del consiglio comunale eletto nel giugno del 2004; si attende l’arrivo del commissario prefettizio.Sono le 21.48 di giovedì 5 Marzo quando la seduta del consiglio comunale, iniziata alle 19, riprende dopo la sopensione chiesta dal capogruppo di maggioranza Carlo Moretti (An) alle 21.10: la sala è gremita, a tutti è chiaro che si è arrivati a fine corsa. La giunta è schierata ai tavoli, solo l’assesore Renzo Aguzzoni(Fi) si tiene defilato: nessuno sorride, c’è tensione, i visi degli assessori sono provati. Meneghin, pallido e teso, prende il microfono e dice: «Credo che tutti si aspettino da me quello che fra poco dirò, ma prima di pronunciarni dico che difendo la mia dignità come sindaco e come persona. Ho provato a portare in Consiglio comunale il bilancio di previsione 2009 che non è disastrato come stasera qualcun0 ha detto, non ci sono tagli alle materna non statale che, anzi,hanno avuto il pagamento di alcune spettanze: dico soltanto che la non approvazione dello stesso bilancio comporterà gravi danni per Badia Polesine. Non viene così approvato il mutuo per completare il Teatro sociale e altri interventi si fermeranno». «Sono diventato sindaco la prima volta nel 1985 e rimpiango il periodo nel quale i partiti erano forti e avevano regole precise da rispettare. Penso che in questo momento sia importante agire con onestà intellettuale: posso andare in piazza a testa alta e affrontare chiunque. Ho speso sempre del mio e mai ho chiesto rimborsi spese quando mi sono mosso in veste istituzionale: mi bastano i 3.500 euro lordi che prendo come indennità di carica».Meneghin prende fiato e aggiunge: «Il sindaco si dimette ma annuncio che sarò candidato alle prossime amministrative: ho voglia di battermi». Sono le 21.55 quando l’applauso del consiglio prende atto che Meneghin ha gettato la spugna. L’ultima seduta del Consiglio comunale è stata convulsa, accesa nei toni: una seratà da tutti contro tutti. Forse Meneghin pensava di potercela fare ma pare che ogni speranza sia stata spenta fra le 21.10 e le 21.48 quando il sindaco avrebbe tentato un’ultima mediazione con l’assessore regionale Renzo Marangon e trovare i voti per la sopravvivenza dai suoi quattro consiglieri forzisti (Rossi, Guerra, Rossetto, Visentin); il risultato è stato “polliceverso”. La svolta è avvenuta quando si è trattato di eleggere il nuovo presidente del Consiglio ComunaIe al posto del dimissionario Mauro Usini (Pd): occorreva un candidato della maggioranza che Meneghin non ha più dal 22 dicembre scorso. «Non c’è una maggioranza – ha detto il sindaco – per questo chiedo si soprassedere a questa elezione e di andare avanti con la seduta ». Ha preso la parola Giovanni Rossi capugruppo dei forzisti “marangoniani”: «Adesso sindaco non le resta che dimettersi perchè lo dice lei stesso che non ha una maggioranza. Si dimetta per permettere la costruziobne del Pdl a Badia Polesine con stimoli nuovi e persone nuove: quelli che stanno attorno a lei hanno fallito».Edo Boldrin (Pd) ha aggiunto: «Se non c’è una maggioranza per il presidente del consiglio, non c’è nemmeno per il bilancio: sindaco si dimetta. Cada davanti a noi in piedi: il consiglio è al capolinea, chiedo ai consiglieri di esprimersi e chiudere tutto». Luca Rossetto (Fi): l’«Raccogliamo adesso le firme per le dimissioni dei consiglieri». Guido Pigaiani (Udc): «Invito il sindaco a dimettersi». Poi l’epilogo.

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mar 07

La faida tra Marangon e Bendin in Forza Italia

Tratto dal Gazzettino di Rovigo del 07/03/2009 di Paolo Aguzzonisca5 150x150 La faida tra Marangon e Bendin in Forza Italia

Quello che verrà nei prossimi giorni sarà il terzo commissario prefettizio che guiderà il . comune di Badia Polesine. Il primo è stato Ruggero Fusillo, nominato nel 1956: le elezioni confermarono la Dc come primo partito e fra i candidati il più votato fu Casimiro Ravagnani che prese il doppio dei voti del secondo, quello che doveva fare in sindaco. Non ci fu accordo e sino alle elezioni del 1957 resse il Comune Ruggero Fusillo: nel 1957 fu eletto sindaco Vielmo Duò (Dc). Il secondo commissario prefettizio fu Gianfranco Mescola: nel 1969 andò in crisi la Giunta retta da Mario Montini (Dc) al
suo secondo mandato. Alle elezioni del 1970 fu eletto il Dc. Gastone Fantato che completò il suo mandato nel 1975. Per ironia della sorte, se Fantato si candiderà’alle pros~ime amministrative e le vincesse potrebbe tornare in sella dopo quasi 35 anni. Le dimissioni di Meneghin ,hanno una storia già scritta quattro anni fa quando il capo settore tecnico del comune di Badia Polesine Iginio Bendin(Fi) si candidò in contrapposizione a Renzo Marangon (Fi) alle Regionali del 2005: Fi, il maggior partito badiese, si è così spaccata e il ribaltone del febbraio 2007 ne è stata la prima conseguenza, le dimissioni di Meneghin sono l’annunciato epilogo. Marangon, che ha vinto anche questa partita,” non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Si farà il Pdl a Badia Polesine? An, accettando il ribaltone del 2007 non ha fatto una bella figura muovendosi a rimorchio degli avvenimenti, pur essendo con quattro consiglieri il partito più grosso del gruppo che ha sostenuto Meneghin. Secondo Giulio Barbieri (An) sentito a fine Consiglio: «Non si farà nulla: piuttosto mi presento con una mia lista. Marangon è responsabile di tutto e la pagherà». Iginio Bendin ha perso anche questa battaglia politica: «Non mi preoccupo: sono un uomo libero e agisco di conseguenza», ha detto allontanandosi dal Comune giovedì sera. Pare che per salvare Meneghin, Marangon abbia chiesto la testa dell’assessore allo Sport Marcello Ferreri (Fi), ma il sindaco non ha ceduto. Ferreri conferma e alla domanda se entrerà nel Pdl badiese ha detto: «Noncredo proprio, ammesso che il Pdl si faccia completo. Anzi è più probabile che mio figlio più piccolo diventi presidente della Repubblica». Il clima in Fi è di rottura visto che in consiglio Giovanni Rossi ha detto: «Condivido le parole del sindaco sulla crisi in Fi, ma non è normale che uno dei due contentendi alle regionali del 2005 sia stato un dipendente conmunale (Iginio Bendin, ndr): ma qui chi comanda? E poi il vero motivo per il quel è stato fàtto il ribaltone del 2007 è stato per portare alla presidenza della Casa di riposo Fabrizio Rossi (Fi,ndr)>>. Gabriele Frigato,coordinatore provinciale del Pd, invitato a esprimersi sulla Giunta anomala insediata nel 2007: «Non mi spaventa una giunta anomala se questa nasce da un progetto votato dagli elettori, a Badia la situazione è stata diversa perchè qata dalla crisi di chi ha vinto le elezioni: l’entrata di esponenti, allora della Margherita, in maggioranza ma non in giunta e la crisi scoppiata il 22 dicembre dice che c’è stata poca chiarezza da Fi e An nonostante la presa di responsabilità di Boldrin e Usini».

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mar 07

Dimissioni e commissariamento
Alleanze confuse e personalismi contrari alla volontà degli elettori

Tratto dal Gazzettino di Rsca4 150x150 Crolla la giunta di Paolo Meneghinovigo del 07/03/2009

Paolo Meneghin ha preso atto della situazione: non ha più i voti necessari per completare il mandato e si è dimesso. A Badia Polesine arriverà il commissario prefettizio e traghetterà il Comune alle elezioni di giugno. Un epilogo scontato, viste le gravi difficoltà in cui Meneghin si dibatteva dallo scorso dicembre con l’uscita dalla maggioranza di Usini e Boldrin, ex centristi, Veronese e Fogagnolo,elette con Liberamente a sinistra. Non sarà approvato il bilancio, nè si potrà completare il restauro del teatro Sociale. È la fine, ingloriosa, della giunta dei ribaltoni, delle lotte intestine, dei transfughi da un gruppo all’altro e delle maggioranze che diventano opposizioni e viceversa. Sembra tutto chiaro alle elezioni del 2004. Centrodestra vincente; all’opposizione i centristi di Margherita, Sdi e Liberali, e “Liberamente a sinistra”. Qualche mese dopo il balletto alla ricerca dei posti al sole inizia da Guerra e Rossetto in Forza Italia con Marangon. Nel 2005 la guerra per le regionali tra Bendin e Marangon spacca Forza Italia. La giunta scricchiola dopo la risicata vittoria del rodigino. Sulle “poltrone”si scatena il finimondo. La conferma di Fabrizio Rossi alla casa di riposo è il motivo per la rottura nel 2007: Udc e Marangoniani aprono le porte alla crisi. Per restare in sella Meneghin li caccia e strappa all’opposizione Boldrin (ex sindaco con Forza Italia per cinque anni), Usini e le due  esponenti di Liberamente a sinistra. Questi resistono fino a dicembre scorso. Il Comune che s’è svenato per la cittadella dello sport e con l’acqua alla gola. Siamoal “si salvi chi può”.E non riesce l’ultimo disperato tentativo di recuperare i seguaci di Marangon.Volontà degli elettori calpestata, faide interne a Forza Italia, cambi di casacca in corsa, spasmodica ricerca di poltrone, capovolgimenti di alleanze sullo sfondo di voci insistenti avallate dalla Lega Nord su presunti “comitati d’affari”. Sulla tenuta di coalizioni troppo variegate si pongono serie incognite. Ma se la politica è questa, fatta di personalismi, si capisce perchè tanta gente se n’è disamorata.

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mar 07

Il discorso del sindaco dimissionario

Tratto dalla Voce di Rovigo del 07/03/2009sca3 150x150 Non mi fermo.Mi preparerò per le elezioni

BADIA POLESINE- “In 70 giorni non ho mai aperto bocca con la stampa”. E’ iniziato così il discorso del sindaco nella sala consiliare: “Nel 2004 ho vinto le elezioni con la lista per Badia, mille voti di vantaggio, una vittoria netta. Quando mi sono insediato credevo di avere una squadra capace di governare. Poi nel 2005 le elezioni regionali nel mio partito, Forza Italia e una guerra tra due candidati Marangon e Bendin che è stata devastante. Nel 2007 altro episodio: un problema di carattere politico, la nomina del presidente della casa di riposo ha spaccato la maggioranza, Visentin e Rossi, eletti nella mia lista si sono trovati in difficoltà e abbiamo scelto non con leggerezza e pensando ai buoni rapporti tra Fi e la Margherita, di fare un’alleanza. Sono maturati incontri con Veronese e Fogagnolo che hanno messo a disposizione la loro persona. Si è rischiato perché l’elettorato era diverso, ma siamo andati avanti due anni perché l’intesa era sui programmi. Per un anno e mezzo le cose sono andate abbastanza bene ma poi ci sono state vicende che hanno riguardato il bilancio e incomprensioni” … “Il 22 dicembre – ha continuato Meneghin – Boldrin ha letto un documento inatteso e inaspettato. Non mi sarei mai aspettato un attacco di quella durezza. Da li  poi sono ” arrivate le dimissioni di Usini. Poi quelle della Veronese e della Fogagnolo presidente di commissione. Non vivo di politica – ha sottolineato – come mi siedo mi posso anche alzare. In due mesi ho avuto colloqui, ho parlato con molte persone e mi sono convinto che è doveroso finché sono in carica lavorare per la città. E negli incontri con i revisori è stato raggiunto un equilibrio”. Ha detto poi di guardare avanti e dopo l’esperienza di dicembre ha preso att0 che la sua esperienza politica è finità e guarda ora alle elezioni amministrative del 6-7 giugno. “Una prospettiva che vedo – ha continuato – è quella di ritrovarsi nel Pdl che nascerà tra 20 giorni, lavorando con la forza con cui ho governato per molti anni, cercando rapporti con l’Udc, la società civile e l’elettorato giovane e meno giovane della Lega. Non so se sarò candidat0 sindaco, ma lavorerò perché la coalizione rivinca le elezioni” . E’ passato a questo punto a parlare di: viabilità, Pat, teatro sociale, abbazia e della crisi. “La scelta dell’amministrazione di privilegiare le opere pubbliche, è in linea con la situazione mondiale, quando l’economia va in crisi bisogna investire nelle opere pubbliche. Questa è la sfida in favore del mondo del lavoro”. Dopo il preambolo la resa dei conti con Boldrin. “E’ ora di fare chiarezza – ha attaccato -leggo sul sito del Pd argomenti riguardanti gli impianti sportivi che furono decisi dalla giunta Boldrin. Ho sempre detto che sono nati male e senza soldi, Boldrin non poteva non sapere. A me due scelte, o fermarli o finirli anche pagando dei prezzi ma ora sono li a disposizione dei ragazzi. Smettiamo di dire che sono la palla al piede, sono invece il fiore all’occhiello. Le cose devono essere detto come stanno. Comefa a parlare di orgoglio lei – riferendosi a Boldrin – che ha svenduto la scuola media, che ne sa di Pat, non ha mai partecipato a nessuna riunione, redatto da uno dei migliori cinque tecnici, che ne sa degli accordi in provincia con l’assessore Zanetti che  si è complimentato.Che ne sa del progetto del project della piscina e di come ci siamo arrivati. Che ne sa dei rapporti che ho intessuto con la Cariparo. Non ho più ‘Voglia di stare zitto, lo sono stato per 60 giorni”. E poi commentando una frase del discorso di Boldrin “l’augurio che faccio a Badia è che sappia rialzare la testa” . Quindi il riferimento alle dimissioni di Veronese e Fogagnolo. “Mi rammarico per le dimissioni – conclude – ma ma sono stati due anni che ha prodottto qualche risultato”.Prima della sospensione un ulteriore appello che è risultato vano.”Il tentativo era quello di portare un bilancio non disastrato. Ho sempre tenuto presente il bene della città e di fronte a questa il sindaco si dimette, ma sarò candidato alle prossime amministrative.Grazie a tutti comunque”.

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mar 07

Gli Interventi-  Barbieri dispiaciuto: “C’era la proposta di unità”
Boldrin:’ “La città è disastrata”

Tratto dalla Voce di Rovigo del 07/03/2009

sca2 150x150 Gli Interventi  Barbieri dispiaciuto: Cera la proposta di unità Boldrin: La città è disastrata

BADIAPOLESINE- Tanti gli interventi nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Edo Boldrin ha risposto al discorso del sindaco: “E’ doveroso che replichi alle parole livorose più comprensibili se fossero state pronunciate nell’immediatezza ma 70 giorni dopo no, con un scomposto intervento che non fa onore alla mia persona. Non c’è nel documento un’offesa alla sua persona, ma preoccupazione estrema per la città. Non c’è riferimento agli impianti sportivi e quando deliberammo i soldi c’erano, sono le migliorie che avete fatto voi, e questa è storia. Lasciamo una città disastrata economicamente e questo mi ha indotto a togliere la fiducia, una maggioranza che ho sostenuto per due anni ma forse lei è troppo orgoglioso per riconoscere anche questo” . Il vicesindaco Rigobello ha invece sottolineato la situazione- del pat: “Fiore all’occhiello._anche se non sarà adottato da questo consiglio. Il coronamento di quattro anni di lavoro, fatto da uno dei migliori urbanisti”.
Baccaglini (consigliere di An) ha spiegato invece: “Boldrin dice che per un lungo periodo ha difeso le scelte della giunta e poi di colpo velocemente ha cambiato verso. E’ una questione di tempi. Poi la decisione dell’assessore Veronese. Hanno supportato le decisioni della giunta e repentinamente hanno deciso di cambiare. An è stata l’unica che ha sempre appoggiato la giunta e continuerà a farlo fino alla fine, abbiamo fatto un grosso errore nel 2007 del quale di fronte ai cittadini devo chiedere scusa, ma eravamo in buona fede” . Mentre Moretti capogruppo di An ha attaccato: “La lista progetto per Badia si è costruita attorno a forze politiche di destra, un progetto che ebbe straordinario consenso”. E’ toccato quindi a silvia Veronese ex assessore alla cultura: “Sono stata presa in giro, speravo in un minimo di disamina politica, avrei gradito un discorso più franco. Sono convinta che siamo in una situazione difficile e vedremo il bilancio sulle entrate gonfiate, sulle spese sottostimate. Altre considerazioni mi riserverò dopo la visione definitiva del bilancio e vedremo chi ha ragione o torto, il tempo è a favore di giusti”. Sulla stessa linea d’onda la Fogagnolo: “Sono una cittadina libera dopo il 22 mi sono resa disponibile al dialogo per dare un serio contributo per il bilancio preventivo 2009, gonfiato nelle partite di entrata, si era proposto di togliere i compensi annui (degli amministratori) e di chiedere altri mutui inoltre non c’era. un piano di rientro, una sorta di tiriamo avanti che poi ci pensiamo”. “Boldrin ha riconosciuto indirettamente l’ottimo lavoro fatto dalla minoranza, condivido che c’è stata una guerra fratricida ma non dimentico che uno dei due imputati è un dipendente di questo Comune, ma qui chi comanda? qual è il fondamento politico che vi teneva uniti – ha affermato Rossi capogruppo Fi – Il sindaco continua ad elencare le cose cha ha fatto ma mai quelle che non ha fatto. Bisogna volare più basso visto che gli impianti sportivi avevano depauperato le casse, è con gli impianti che siamo arrivati a questo punto e Rossetto lo diceva da anni”. “Non abbiamo visto il bilancio ma non si profilano risultati positivi ha accusato Rossetto (Fi)- Il sindaco doveva avere capacità di mediazione all’interno del partito. Approva che su Badia ci sia un Pdl compatto quando nel 2007 ha preferito imbarcare il centro sinistra. Devo credere che voglia un Pdl unito? Quanto le sembra normale che in cinque anni siano cambiati assessori e presidenti di commissione. Doveva dire come avrebbe intenzione di governare. I numeri non li ha e il Comune è sull’orlo del commissariamento”. “Il Comune – ha detto Romani (Udc) non ha vinto al superenalotto. Due anni di spettacolo scadente di questa maggioranza ma la punta massima è stata il 22 dicembre”. Infine Brusemini: “Siamo arrivati al capolinea in maniera brutta. Siamo qui per fare il bene della città ma che esempio abbiamo portato: la disaffezione dalla politica; bisogna avere il coraggio di prendere atto della situazione. Siamo arrivati alla fine”. A conclusione del consiglio l’assessore Barbieri è stato tra i primi ad esprimere il proprio dispiacere per l’addio di Meneghin: “Mi dispiace che una parte di Forza Italia marangoniana non abbia capito i veri problemi del momento e non abbia capito la proposta di unità che ha fatto il sindaco, in un momento in cui il problema non sarà solo la sicurezza ma anche il lavoro” .

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mar 07

Non riesce il tentativo del primo cittadino di ricompattare la maggioranza
Il sindaco si è dimesso nell’ultima seduta del consiglio. Ora si va verso il commissariamento

Tratto dalla Voce di Rovigo del 07/03/2009sca1 150x150 Meneghin costretto alla resa

BADIA POLESINE – Terremoto politico giovedì sera al consiglio comunale di Badia che si è concluso con le dimissioni
del sindaco Paolo Meneghin. La sala gremita di cittadini tra cui molti gioyani e la faccia cupa di alcuni assessori facevano presagire il rischio, poi concretizzatosi, dell’addio del sindaco. Meneghin ha parlato a braccio e ha fatto la cronistoria del suo mandato, di come la guerra interna a Fi, tra Marangon e Bendin, sia stata devastante, citando poi l’episodio del ‘ribaltone del 2007 causato da dissapori per l’elezione del presidente della casa di riposo che ha portato all’alleanza con il centrosinistra. Poi l’episodio dell’ultimo consiglio comunale del 22 dicembre e il documento con cui Boldrin ha tolto la fiducia che causò a ruota le dimissioni del presidente Usini, dell’assessore Veronese e del consigliere Fogagnolo. Meneghin ha elencato i problemi della città e la crisi delle aziende e di come sia giusto investire in opere pubbliche. A conclusione del preambolo ha risposto agli attacchi dell’ex alleato Boldrin. A turno sono poi interventi quasi tutti. L’assessore Rigobello (An)in difesa del Pat “fiore all’occhiello” della giunta; il consigliere Baccaglini (An) sulla repentina decisione di Boldrin e degli altri di lasciare, in contrapposizione con la coerenza di An, ripresa da Moretti che ha puntualizzato come l’alleanza del 2007 doveva consentire di finire il mandato. L’ex assessore Veronese ha ribadito che il bilancio è gonfiato e le spese sottostimate, Fogagnolo idem aggiungendo che è mancato ,un piano di rientro. Rossi (Fi opposizione) ha lanciato accuse sul ribaltone definito una convenienza politica. Poi la richiesta di dimissioni proseguita con Rossetto (Fi opposizione); Romani (Udc) che ha parlato di due anni scadenti e di una maggioranza anomala. Dopo la bagarre Claudio Guerra, vicepresidente del consiglio, ha presentato il primo punto all’ordine del giorno, l’elezione del presidente dell’assemblea, nomina che spetta alla maggioranza come da regolamento. “Visto che non c’è – ha detto il sindaco – chiedo di soprassedere alla nomina perché c’è un vice che è in grado di operare”. Ma Rossi non c’è stato e Boldrin ha minacciato di, raccogliere le 11 firme dei consiglieri. Rossetto ha fatto notare che non esiste un consiglio senza presidente e Pigaiani si è aggiunto al coro. La seduta è stata quindi sospesa. Il sindaco rientrato con la voce che tradiva una velata commozione ha attaccato parlando di dignità personale, difendendo il bilancio e il Pat e le conseguenze della non approvazione.
“Ho sempre tenuto presente il bene della città. Di fronte a questa il sindaco si dimette ma sarò candidato alle prossimo amministrative”. Ora il Comune si trova di fronte a un quasi inevitabile commissariamento. il sindaco avrà 20 giorni di tempo per ripensarci. Altrimenti sarà il commissario prefettizio a traghettare il Comune è alle prossime amministrative. Ormai imminenti.

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mar 07

Meneghin si dimette In arrivo il commissario

Tratto dal Resto del Carlino del 07/03/2009menegocarlino 150x150 Meneghin si dimette In arrivo il commissario

TUTTI a casa. Il sindaco di Badia Polesine Paolo Meneghin ha rassegnato le proprie dimissioni alle 21.52 dell’altra sera aprendo le porte al commissariamento del Comune fino alle elezioni amministrative del 6-7 giugno. Una decisione sofferta ma resa inevitabile dalla constatazione che i numeri per resistere (cercati, forse, con poca convinzione) non c’erano più: 12 consiglieri (due dell’Udc, quattro di FI, tre di Badia al centro’, Mirko Tomì, Mariolina Fogagnolo e Silvia Veronese) erano già pronti a presentare una raccolta di firme con la dichiesta di dimissioni. Si è trattato del degno epilogo di una crisi iniziata per la verità già il 22 dicembre dello scorso anno, quando il gruppo degli ex margheritini, cappeggiati dall’ex sindaco Edo Boldrin, si era defilato dalla maggioranza figlia del ribaltone di due anni prima. Uno sfilacciamento proseguito con le dimissioni del presidente del Consiglio comunale Mauro Usini (Pd) e culminato con quelle dell’ex assessore alla pubblica istruzione Silvia Veronese, seguite da feroci polemiche sulla cattiva gestione del bilancio.

UNA situazione difficile, dalla quale il sindaco aveva tentato di uscire cercando di recuperare la promessa di sostegno di alcuni fuoriusciti e mantenendo i contatti con i leader politici di riferimento: da una parte il presidente provinciale di An Luca Bellotti, garante della fedeltà dei suoi «pretoriani» (gli assessori Barbieri e Rigobello e i consiglieri Baccaglini e Moretti) e dall’altra l’assessore regionale Renzo Marangon (Fi). Da quest’ultimo, secondo indiscrezioni, sarebbe giunta una porposta di accordo che avrebbe permesso a Meneghin di incassare il sostegno dei suoi quattro fedelissimi (Rossetto, Guerra, Rossi e Visentin) in cambio della «testa» dell’assessore Marcello Ferreri e del presidente della Casa di riposo Fabrizio Rossi, storici esponenti dell’ex ala bendiniana di Fi. Una proposta che Meneghin avrebbe lasciato cadere nel vuoto, firmando con molta probabilità la sua fine politica anticipata. Vani i tentativi in extremis di raggiungere un accordo con Marangon, inutilmente chiamato al telefono (spento) dallo stesso sindaco. L’impressione è stata quella di un primo cittadino presentatosi in aula allo sbaraglio, senza un piano A e nemmeno un piano B. E i risultati si sono visti…

A FAR capire alla minoranza (che in realtà tale non era) che Meneghin era arrivato in Consiglio senza i numeri necessari per resistere in sella era stata la richiesta del sindaco di «soprassedere» alla nomina del nuovo presidente del Consiglio. Annunciando le dimissioni — «per tutelare la mia dignità e onestà intellettuale», ha precisato —, Meneghin ha tratteggiato scenari foschi: «Ora Badia rischia di perdere i finanziamenti per il teatro: resteranno fermi il Pat e il bilancio». poi l’annuncio: «Mi ricandiderò alle prossime elezioni».

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